Decreto Presidente della Repubblica n. 394 del 31 agosto 1999 - Regolamento di attuazione del Decreto Legislativo 286/98

DECRETO del PRESIDENTE della REPUBBLICA 31 agosto 1999, n. 394

aggiornato con le modifiche apportate dal Decreto del Presidente della

Repubblica 18 ottobre 2004, n. 334, in materia di immigrazione.

 

Art. 1.

Accertamento della condizione di reciprocità

 

1. Ai fini dell'accertamento della condizione di reciprocità, nei casi previsti dal Testo Unico  delle  disposizioni  concernenti  la  disciplina  dell'immigrazione  e  norme  sulla condizione  dello  straniero,  di  seguito  denominato:  «Testo  Unico»,  il  Ministero  degli Affari  Esteri,  a  richiesta,  comunica  ai  notai  ed  ai  responsabili  dei  procedimenti amministrativi che ammettono gli stranieri al godimento dei diritti in materia civile i dati relativi alle verifiche del godimento dei diritti in questione da parte dei cittadini italiani nei Paesi d'origine dei suddetti stranieri.

2. L'accertamento  di  cui  al  comma  1,  non  è  richiesto  per  i  cittadini  stranieri  titolari della  carta  di  soggiorno  di  cui  all'articolo  9  del  Testo  Unico,  nonché  per  i  cittadini stranieri  titolari  di  un  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di  lavoro  subordinato  o  di lavoro autonomo, per l'esercizio di un'impresa individuale, per motivi di famiglia, per motivi  umanitari  e  per  motivi  di  studio,  e  per  i  relativi  familiari  in  regola  con  il soggiorno.

 

Art. 2.

Rapporti con la pubblica amministrazione

 

1. I  cittadini  stranieri  regolarmente  soggiornanti  in  Italia  possono  utilizzare  le  dichiarazioni sostitutive di cui all'articolo 46 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, limitatamente agli stati, fatti e qualità personali certificabili o attestabili da parte di soggetti  pubblici  o  privati  italiani,  fatte  salve  le  disposizioni  del  Testo  Unico  o  del  presente Regolamento che prevedono l'esibizione o la produzione di specifici documenti. 

2. Gli  stati,  fatti,  e  qualità  personali  diversi  da  quelli  indicati  nel  comma  1,  sono documentati  mediante  certificati  o  attestazioni  rilasciati  dalla  competente  autorità dello Stato estero, legalizzati ai sensi dell'articolo 49 del Decreto del Presidente della Repubblica  5  gennaio  1967,  n.  200,  dalle  autorità  consolari  italiane  e  corredati  di traduzione in lingua italiana, di cui l'autorità consolare italiana attesta la conformità all'originale.  Sono  fatte  salve  le  diverse  disposizioni  contenute  nelle  Convenzioni internazionali  in  vigore  per  l'Italia.  L'interessato  deve  essere  informato  che  la produzione di atti o documenti non veritieri è prevista come reato dalla legge italiana e determina gli effetti di cui all'articolo 4, comma 2, del Testo Unico.

2-bis. Ove  gli  stati,  fatti  e  qualità  personali  di  cui  al  comma  1  non  possono  essere documentati  mediante  certificati  o  attestazioni  rilasciati  da  competenti  autorità straniere,  in  ragione  della  mancanza  di  una  autorità  riconosciuta  o  della  presunta inaffidabilità  dei  documenti,  rilasciati  dalla  autorità  locale,  rilevata  anche  in  sede  di cooperazione  consolare  Schengen  locale,  ai  sensi  della  Decisione  del  Consiglio europeo   del   22   dicembre   2003,   le   rappresentanze   diplomatiche   o   consolari provvedono  al  rilascio  di  certificazioni,  ai  sensi  dell'articolo  49  del  Decreto  del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200, sulla base delle verifiche ritenute necessarie, effettuate a spese degli interessati.

 

Art. 3

Comunicazioni allo straniero

 

1. Le comunicazioni dei provvedimenti dell'autorità giudiziaria relative ai procedimenti giurisdizionali previsti dal Testo Unico e dal presente Regolamento sono effettuate con avviso di cancelleria al difensore nominato dallo straniero o a quello incaricato di ufficio.

2. Le comunicazioni dei provvedimenti concernenti gli stranieri diversi da quelli indicati nel comma 1,  emanati  dal  Ministro  dell'Interno,  dai  Prefetti,  dai  Questori  o  dagli  organi  di  polizia  sono effettuate a mezzo di ufficiali od agenti di pubblica sicurezza, con le modalità di cui al comma 3, o,  quando  la  persona  è  irreperibile,  mediante  notificazione  effettuata  nell'ultimo  domicilio conosciuto.

3. Il  provvedimento  che  dispone  il  respingimento,  il  decreto  di  espulsione,  il provvedimento di revoca o di rifiuto del permesso di soggiorno, quello di rifiuto della conversione  del  titolo  di  soggiorno,  la  revoca  od  il  rifiuto  della  carta  di  soggiorno, sono comunicati allo straniero mediante consegna a mani proprie o notificazione del provvedimento scritto e motivato, contenente l'indicazione delle eventuali modalità di impugnazione, effettuata con modalità tali da assicurare la riservatezza del contenuto dell'atto.  Se  lo  straniero  non  comprende  la  lingua  italiana,  il  provvedimento  deve essere  accompagnato  da  una  sintesi  del  suo  contenuto,  anche  mediante  appositi formulari sufficientemente dettagliati, nella lingua a lui comprensibile o, se ciò non è possibile per indisponibilità di personale idoneo alla traduzione del provvedimento in tale  lingua,  in  una  delle  lingue  inglese,  francese  o  spagnola,  secondo  la  preferenza indicata dall'interessato.

4. Nel  provvedimento  di  espulsione  e  nella  sintesi  di  cui  al  comma  3,  lo  straniero  è altresì informato del diritto di essere assistito da un difensore di fiducia, con  ammissione, qualora ne sussistano i presupposti, al gratuito patrocinio a spese dello Stato a norma della legge 30 luglio 1990,  n.  217,  e  successive  modificazioni,  ed  è  avvisato  che,  in  mancanza  di  difensore  di fiducia, sarà assistito da un difensore di ufficio designato dal giudice tra quelli iscritti nella tabella di  cui  all'articolo  29  del  Decreto Legislativo  28  luglio  1989,  n.  271, e che le comunicazioni  dei successivi provvedimenti giurisdizionali saranno effettuate con l'avviso di cancelleria al difensore nominato dallo straniero o a quello incaricato di ufficio.

 

Art. 4

Comunicazioni all’Autorità Consolare

 

L'informazione prevista dal comma 7 dell'articolo 2 del Testo Unico contiene:

a) l'indicazione dell'autorità giudiziaria o amministrativa che effettua l'informazione;

b) le generalità dello straniero e la sua nazionalità, nonché, ove possibile, gli estremi del passaporto o di altro documento di riconoscimento, ovvero, in mancanza, le informazioni acquisite in merito alla sua identificazione;

c) l'indicazione delle situazioni che comportano l'obbligo dell'informazione, con specificazione della data di accertamento della stessa, nonché, ove sia stato emesso un provvedimento nei confronti dello straniero, gli estremi dello stesso;

d) il luogo in cui lo straniero si trova, nel caso di provvedimento restrittivo della libertà personale, di decesso o di ricovero ospedaliero urgente.

2. La comunicazione è effettuata per iscritto ovvero mediante fonogramma, telegramma,  o  altri idonei mezzi di comunicazione. Nel caso in cui la rappresentanza diplomatica o consolare più vicina dello  Stato  di  cui  lo  straniero  è  cittadino  si  trovi  all'estero,  le  comunicazioni  verranno  fatte  al Ministero degli Affari Esteri che provvederà ad interessare la rappresentanza competente.

3. L'obbligo di informazione all'autorità diplomatica o consolare non sussiste quando lo straniero, cui la specifica richiesta deve essere rivolta dai soggetti di cui all'articolo 2, comma 7, del Testo Unico  dichiari  espressamente  di  non  volersi  avvalere  degli  interventi  di  tale  autorità.  Per  lo straniero di età inferiore ai quattordici anni, la rinuncia è manifestata da chi esercita la potestà sul minore.

4. Oltre a quanto previsto dall'articolo 2, comma 7, del Testo Unico, l'informazione  all'autorità consolare  non  è  comunque  effettuata  quando  dalla  stessa  possa  derivare  il pericolo, per lo straniero o per i componenti del nucleo familiare, di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche di origine nazionale, di condizioni personali o sociali.

 

CAPO II

INGRESSO E SOGGIORNO

 

Art. 5

Rilascio dei visti di ingresso

 

1. Il rilascio dei visti d’ingresso o per il transito nel territorio dello Stato è di competenza delle rappresentanze  diplomatiche  o  consolari italiane  a  ciò  abilitate  e,  tranne  in  casi  particolari territorialmente competenti per il luogo di residenza dello straniero. Gli uffici di polizia di frontiera italiani  possono  essere  autorizzati  a  rilasciare  visti  d’ingresso  o  di  transito,  per  una  durata  non superiore, rispettivamente, a dieci e a cinque giorni, per casi di assoluta necessità. 

2. Il visto può essere rilasciato, se ne ricorrono requisiti e condizioni, per la durata occorrente in relazione ai motivi della richiesta e alla documentazione prodotta dal richiedente. 

3. La tipologia dei visti corrispondente ai diversi motivi d’ingresso, nonché i requisiti e le  condizioni  per  l'ottenimento  di  ciascun  tipo  di  visto  sono  disciplinati  da  apposite istruzioni  del  Ministero  degli  Affari  Esteri,  adottate  con  decreto  del  Ministro  degli Affari Esteri, di concerto con i Ministri dell'Interno, del Lavoro e delle Politiche Sociali, della  Giustizia,  della  Salute,  dell'Istruzione,  dell'Università  e  della  Ricerca,  delle Attività Produttive e per gli Affari Regionali, e sono periodicamente aggiornate anche in esecuzione degli obblighi internazionali assunti dall'Italia.

4. Le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane sono tenute ad assicurare, per le esigenze dell'utenza, adeguate forme di pubblicità di detti  requisiti e condizioni,  nonché degli  eventuali requisiti  integrativi  resi  necessari  da  particolari situazioni  locali o da decisioni  comuni  adottate nell'ambito  della  cooperazione  con  le  rappresentanze degli altri Stati che aderiscono alla Convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen. 

5.  Fermo  restando  quanto  previsto  dal  comma  4,  nella  domanda  per  il  rilascio  del visto, lo straniero deve indicare le proprie generalità complete e quelle degli eventuali familiari  al  seguito,  gli  estremi  del  passaporto  o  di  altro  documento  di  viaggio riconosciuto equivalente, il luogo dove è diretto, il motivo e la durata del soggiorno.

6. Alla  domanda  deve  essere  allegato  il  passaporto  o  altro  documento  di  viaggio  riconosciuto equivalente,  nonché  la  documentazione  necessaria  per  il  tipo  di  visto richiesto  e,  in  ogni  caso, quella concernente:

a) la finalità del viaggio; 

b) l'indicazione dei mezzi di trasporto utilizzati; 

c)  la  disponibilità  dei  mezzi  di  sussistenza  sufficienti  per  la  durata  del  viaggio  e  del soggiorno, osservate le direttive di cui all'articolo 4, comma 3, del Testo Unico;

c-bis)  il  nullaosta  di  approvazione  del  progetto  da  parte  del  Comitato  per  i  Minori Stranieri, rilasciato previa acquisizione di quello della questura per i componenti del nucleo  familiare  che  ospita  il  minore,  con  allegata  la  lista  dei  minori  e  degli accompagnatori, per il rilascio del visto per il soggiorno di cui all'articolo 10, comma 3-bis;

d) le condizioni di alloggio.

7. (Soppresso).

8. Valutata la ricevibilità della domanda ed esperiti gli accertamenti richiesti in relazione al visto richiesto, ivi comprese le verifiche preventive di sicurezza, il visto è rilasciato entro 90 giorni dalla richiesta,  fatto  salvo  quanto  diversamente  previsto  dal  Testo  Unico  e  dal  presente Regolamento. 

8-bis. Contestualmente al rilascio del visto d'ingresso, la rappresentanza diplomatica o  consolare consegna  al  titolare  del  visto  una  comunicazione  scritta  in  lingua  a  lui comprensibile o, ove sia impossibile, in inglese, francese spagnolo o arabo, secondo le preferenze  manifestate dall'interessato,  che  illustri  i  diritti  e  doveri  dello  straniero relativi  all'ingresso  ed al soggiorno in Italia, di cui all'articolo  2  del Testo Unico, nonché l'obbligo di presentarsi nei tempi stabiliti dalla legge alle competenti autorità dopo il suo ingresso in Italia. 

 

Art. 6

Visti per ricongiungimento familiare e per familiari al seguito

 

1. La  richiesta  di  nullaosta  al  ricongiungimento  familiare,  per  i  soggetti  di  cui all'articolo  29,  comma  1,  del  Testo  Unico,  va  presentata  allo  Sportello  Unico  per l'immigrazione presso la Prefettura-Ufficio territoriale del Governo, competente per il luogo  di  dimora  del  richiedente.  La  domanda  dell'interessato  deve  essere  corredata dalla:

a) copia della carta di soggiorno o del permesso di soggiorno avente i requisiti di cui all'articolo 28, comma 1, del Testo Unico;

b) documentazione attestante la disponibilità del reddito di cui all'articolo 29, comma 3, lettera b), del Testo Unico;

c) documentazione attestante la disponibilità di un alloggio, a norma dell'articolo 29, comma  3,  lettera  a),  del  Testo  Unico.  A  tale  fine,  l'interessato  deve  produrre l'attestazione dell'ufficio comunale circa la sussistenza dei requisiti di cui al predetto articolo  del  Testo  Unico  ovvero  il  certificato  di  idoneità  igienico-sanitaria  rilasciato dall'Azienda Unità Sanitaria Locale competente per territorio;

d)  documentazione  attestante  i  rapporti  di  parentela,  la  minore  età  e  lo  stato  di famiglia;

e) documentazione  attestante  l'invalidità  totale  o  i  gravi  motivi  di  salute  previsti dall'articolo 29, comma 1, lettere c) e b-bis), del Testo Unico, rilasciata, a spese del richiedente,  dal  medico  nominato  con  decreto  della  rappresentanza  diplomatica  o consolare;

f) documentazione concernente la condizione economica nel Paese di provenienza dei familiari  a  carico  di  cui  all'articolo  29,  comma  1,  lettere  b-bis)  e  c)  del  Testo Unico, prodotta dalle locali autorità o da soggetti privati, valutata dall'autorità consolare alla luce dei parametri locali.

2. L'autorità  consolare  italiana  provvede,  ove  nulla  osti,  alla  legalizzazione  della documentazione  di  cui  al  comma  1,  lettere  d),  e)  e  f),  salvo  che  gli  accordi internazionali vigenti per l'Italia prevedano diversamente, nonché alla sua validazione ai fini del ricongiungimento familiare.

3. Per i visti relativi ai familiari al seguito, si applica la medesima procedura prevista dai  commi  1,  lettere  b),  c),  d),  e)  e  f)  e  2.  Ai  fini  della  richiesta  del  nullaosta  lo straniero può avvalersi di un procuratore speciale. 

4.  Lo  Sportello  Unico  per  l'immigrazione  rilascia  ricevuta  della  domanda  e  della documentazione presentata mediante apposizione, sulla copia della domanda e degli atti, del timbro datario dell'ufficio e della sigla dell'addetto alla ricezione. Verificata la sussistenza dei requisiti e condizioni previsti dall'articolo 29 del Testo Unico, nonché i dati   anagrafici   dello   straniero,   lo   Sportello   Unico   per   l'immigrazione   verifica l'esistenza  del  codice  fiscale  o  ne  richiede  l'attribuzione,  secondo  le  modalità determinate con il decreto del Ministro dell'Interno, di cui all'articolo 11, comma 2. Lo Sportello  Unico  per  l'immigrazione  rilascia,  anche  attraverso  procedure  telematiche, entro novanta giorni dalla ricezione, il nullaosta ovvero il provvedimento di diniego, dandone  comunicazione  all'autorità  consolare,  avvalendosi  anche  del  collegamento previsto con l'archivio informatizzato della rete mondiale visti presso il Ministero degli Affari Esteri.

5. Le autorità consolari, ricevuto il nullaosta di cui al comma 4 ovvero, se sono trascorsi novanta giorni dalla presentazione della domanda di nullaosta, ricevuta copia della stessa domanda e degli atti contrassegnati a norma del medesimo comma 4, rilasciano il visto d’ingresso entro trenta giorni dalla presentazione della richiesta di visto, dandone comunicazione, in via telematica, allo Sportello Unico.».

 

Art. 6-bis

Diniego del visto d’ingresso

 

1. Qualora  non  sussistano  i  requisiti  previsti  nel  Testo  Unico  e  nel  presente Regolamento, l'autorità diplomatica o consolare comunica allo straniero, con provvedimento scritto,  il  diniego  del  visto  d’ingresso,  contenente  l'indicazione delle modalità  di  eventuale  impugnazione.  Il  visto  d’ingresso  è  negato  anche  quando risultino accertate condanne in primo grado di cui all'articolo 4, comma 3, del Testo Unico. Se lo straniero non comprende la lingua italiana, il provvedimento deve essere accompagnato da una traduzione del suo contenuto nella lingua a lui comprensibile o, comunque, in inglese, francese, spagnolo o arabo, secondo le preferenze manifestate dall'interessato.  Il  provvedimento  di  diniego  è  motivato,  salvo quanto previsto dall'articolo 4, comma  2,  del  Testo  Unico.  Il  provvedimento  è  consegnato  a  mani proprie dell'interessato.

 

Art. 7

Ingresso nel territorio dello Stato

 

1. L'ingresso nel territorio dello Stato è comunque subordinato alla effettuazione dei controlli di frontiera, compresi quelli richiesti in attuazione della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen, doganali e valutari, ed a quelli sanitari previsti dalla normativa vigente in materia di profilassi  internazionale.  Per  i  permessi  previsti  dalla  prassi  internazionale  in  materia  trasporti marittimi o aerei si osservano le istruzioni specificamente disposte.

2. E' fatto obbligo al personale addetto ai controlli di frontiera di apporre sul passaporto il timbro di ingresso, con l'indicazione della data.

3. Nei casi di forza maggiore che impediscono l'attracco o l'atterraggio dei mezzi navali o aerei nei luoghi dove sono istituiti i valichi di frontiera deputati ai controlli dei viaggiatori lo sbarco degli stessi può essere autorizzato dal comandante del porto o dal direttore dell'aeroporto per motivate esigenze,  previa  comunicazione  al  questore  e  all'ufficio  o  comando  di  polizia  territorialmente competente ed agli uffici di sanità marittima o aerea.

4. Nelle circostanze di cui al comma 3 il controllo di frontiera è effettuato dall'ufficio o comando di polizia territorialmente competente, con le modalità stabilite dal questore.

5. Le disposizioni dei commi 3 e 4 si osservano anche per il controllo delle persone in navigazione da  diporto,  che  intendono  fare  ingresso  nel  territorio  dello  Stato  le  cui  imbarcazioni sono eccezionalmente autorizzate ad attraccare in località sprovviste di posto di polizia di frontiera sulla base delle istruzioni diramate in attuazione della Convenzione  di  applicazione  dell'Accordo di Schengen, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 30 settembre 1993 n. 388

 

Art. 8

Uscita dal territorio dello Stato e reingresso

 

1. Lo straniero che lascia il territorio dello Stato per recarsi in uno Stato non appartenente allo spazio di libera circolazione è tenuto a sottoporsi ai controlli di polizia di frontiera. E' fatto obbligo al  personale  addetto  ai  controlli  di  apporre  sul  passaporto  il  timbro  di  uscita  munito dell'indicazione del valico di frontiera e della data.

2. Per lo straniero regolarmente soggiornante  in  Italia  che,  dopo esserne uscito,  intende  farvi ritorno,  il  reingresso  è  consentito  previa  esibizione al controllo di  frontiera  del  passaporto  o documento  equivalente  e  del  permesso  di  soggiorno  o  della  carta  di  soggiorno  in  corso  di validità.

3. Lo straniero, il cui documento di soggiorno è scaduto da non più di 60 giorni e che ne  abbia  chiesto  il  rinnovo  nel  rispetto  dei  termini,  per  rientrare  nel  territorio  dello Stato  è  tenuto  a  munirsi  di  visto  di  reingresso,  rilasciato  dalla  rappresentanza diplomatica  o  consolare  italiana  nel  Paese  di  provenienza,  previa  esibizione  del documento scaduto. Il predetto termine di 60 giorni non si applica nei confronti dello straniero  che  si  è  allontanato  dal  territorio  nazionale  per  adempiere  agli  obblighi militari e si estende fino a sei mesi in caso di sussistenza di comprovati gravi motivi di salute  dello  straniero,  dei  suoi  parenti  di  I  grado  o  del  coniuge,  fermo  restando  il possesso dei requisiti previsti per il rinnovo del permesso di soggiorno.

4. Lo  straniero  privo  del  documento  di  soggiorno,  perché  smarrito  o  sottratto,  è  tenuto a richiedere il visto di reingresso alla competente rappresentanza diplomatica o consolare unendo copia della denuncia del furto o dello smarrimento. Il visto di reingresso è rilasciato previa verifica dell'esistenza del provvedimento del questore concernente il soggiorno.

5. (Soppresso)

 

Art. 8-bis

Contratto di soggiorno per lavoro subordinato

 

1. Il datore di lavoro, al momento della richiesta di assunzione di  un  lavoratore straniero,  deve  indicare  con  un'apposita  dichiarazione,  inserita  nella  richiesta  di assunzione del lavoratore straniero, nonché nella proposta di contratto di soggiorno di  cui  all'articolo  30-bis,  comma  2,  lettera  d),  e  comma  3,  lettera  c),  un  alloggio fornito  di  requisiti  di  abitabilità  e  idoneità  igienico  sanitaria,  o  che  rientri  nei parametri  previsti  dal  Testo  Unico,  e  deve  impegnarsi,  nei  confronti  dello  Stato,  al pagamento   delle   spese   di   viaggio   per   il   rientro   del   lavoratore   nel   Paese  di provenienza.

2.  La  documentazione  necessaria  per  il  rilascio  del  permesso  di  soggiorno,  di  cui all'articolo 5-bis, comma 1, lettere a) e b), del Testo Unico, è esibita dal lavoratore al momento della sottoscrizione del contratto di soggiorno, secondo le modalità previste dall'articolo 35, comma 1.

 

Art. 9

Richiesta del permesso di soggiorno

 

1. La richiesta del permesso di soggiorno è presentata, entro il termine previsto dal Testo Unico, al questore della provincia nella quale lo straniero intende soggiornare, ovvero, allo Sportello Unico in caso di ricongiungimento familiare, di cui all'articolo 6, comma  1  ed  in  caso  d'ingresso  per  lavoro  subordinato,  ai  sensi  dell'articolo  36, comma 1, mediante   scheda   conforme   al   modello   predisposto   dal   Ministero dell’Interno, sottoscritta dal richiedente e corredata della fotografia dell'interessato, in  formato  tessera,  in  quattro  esemplari:  uno  da  apporre  sulla  scheda  di  domanda, uno da apporre sul permesso di soggiorno, il terzo da conservare agli atti d'ufficio e il quarto da trasmettere al sistema informativo di cui all'articolo 49 del Testo Unico. In luogo  della  fotografia  in  più  esemplari, allo straniero può essere richiesto  di  farsi ritrarre da apposita apparecchiatura per il trattamento automatizzato dell'immagine, in dotazione all'ufficio.

1-bis. Le modalità  di richiesta  del permesso  di soggiorno, diverse  da quelle previste dal comma 1, sono disciplinate con decreto del Ministro dell’Interno di attuazione del Regolamento (CE) n. 1030/2002 del Consiglio, del 13 giugno 2002, di cui all'articolo 5, comma 8, del Testo Unico.

1-ter. In caso di ricongiungimento familiare, lo straniero, entro 8 giorni dall'ingresso nel territorio nazionale, si reca presso lo Sportello Unico che, a seguito di verifica del visto rilasciato dall'autorità consolare e dei dati anagrafici dello straniero, consegna il certificato di attribuzione del codice fiscale e fa sottoscrivere il modulo precompilato di richiesta del permesso di soggiorno, i cui dati sono, contestualmente, inoltrati alla questura  competente  per  il  rilascio  del  permesso  di  soggiorno,  tramite  procedura telematica. Si applica quanto previsto dagli articoli 11, comma 2-bis e 36, comma 2.

1-quater. Lo Sportello Unico competente richiede l'annullamento dei codici fiscali non consegnati  nel  termine  di  18  mesi  dal  rilascio  del  nullaosta,  ovvero  conferma l'avvenuta consegna, con la contestuale comunicazione del dato relativo al domicilio fiscale  dello  straniero,  secondo  le  modalità  determinate  con  il  decreto  del  Ministro dell'Interno di cui all'articolo 11, comma 2.

2. Nella richiesta di cui al comma 1 lo straniero deve indicare:

a) le proprie generalità complete, nonché quelle dei figli minori conviventi, per i quali sia prevista l'iscrizione nel permesso di soggiorno del genitore;

b) il luogo dove l'interessato dichiara di voler soggiornare;

c) il motivo del soggiorno.

3. Con la richiesta di cui al comma 1 devono essere esibiti:

a) il passaporto o altro documento equipollente da cui risultino la nazionalità, la data, anche solo con  l'indicazione  dell'anno,  e  il  luogo  di  nascita  degli  interessati,  nonché  il  visto  di  ingresso, quando prescritto;

b) la documentazione, attestante la disponibilità dei mezzi per il ritorno nel Paese di provenienza, nei casi di soggiorno diversi da quelli per motivi di famiglia e di lavoro.

4. L'ufficio  trattiene  copia  della  documentazione  esibita  e  può  richiedere,  quando  occorre verificare la sussistenza delle condizioni previste dal Testo Unico, l'esibizione  della documentazione o di altri elementi occorrenti per comprovare:

a) l'esigenza del soggiorno, per il tempo richiesto;

b) la disponibilità dei mezzi di sussistenza sufficienti commisurati  ai  motivi  e  alla  durata del soggiorno, in relazione alle direttive di cui all'articolo 4, comma 3, del Testo Unico, rapportata al numero delle persone a carico;

c) la disponibilità di altre risorse o dell'alloggio, nei casi in cui tale documentazione sia richiesta dal Testo Unico o dal presente Regolamento.

5. Gli stranieri autorizzati al lavoro stagionale ai sensi dell'articolo 24 del Testo Unico per un periodo non superiore a 30 giorni sono esonerati dall'obbligo di cui all'articolo 5, comma 2-bis, del medesimo Testo Unico.

6.  La  documentazione  di  cui  ai  commi  3  e  4  non  è  necessaria  per  i  richiedenti  asilo  e  per  gli stranieri  ammessi  al  soggiorno  per  i  motivi  di  cui  agli  articoli  18  e  20  del  Testo  Unico  e all'articolo 11, comma 1, lettera c).

7.  L'addetto  alla  ricezione,  esaminati  i  documenti  esibiti,  ed  accertata  l'identità  dei  richiedenti, rilascia un esemplare della scheda di cui al comma 1, munita di fotografia dell'interessato e del timbro  datario  dell'ufficio  e  della  sigla  dell'addetto  alla  ricezione,  quale  ricevuta, indicando il giorno in cui potrà essere ritirato il permesso di soggiorno, con l'avvertenza che all'atto del ritiro dovrà  essere  esibita  la  documentazione  attestante  l'assolvimento  degli  obblighi  in  materia sanitaria di cui all'articolo 34, comma 3, del Testo Unico.

 

Art. 10

Richiesta del permesso di soggiorno in casi particolari

 

1. Per gli stranieri in possesso di passaporto o altro documento equipollente, dal quale risulti la data di ingresso nel territorio dello Stato, e del visto di ingresso quando prescritto, che intendono soggiornare  in  Italia  per  un  periodo  non  superiore  a  trenta  giorni,  l'esemplare  della  scheda rilasciata per ricevuta a norma dell'articolo 9, comma 7, tiene luogo del permesso di soggiorno per i trenta giorni successivi alla data di ingresso nel territorio nazionale. Ai fini di cui all'articolo 6, comma 3, del Testo Unico, la scheda deve essere esibita unitamente al passaporto.

1-bis.  In  caso  di  soggiorno  per  turismo  di  durata  non  superiore  a  30  giorni,  gli stranieri  appartenenti  a  Paesi  in  regime  di  esenzione  di  visto  turistico  possono richiedere il permesso di soggiorno al momento dell'ingresso nel territorio nazionale alla frontiera, attraverso la compilazione e la sottoscrizione di un apposito modulo. La ricevuta rilasciata dall'ufficio di polizia equivale a permesso di soggiorno per i 30 giorni  successivi  alla  data  d’ingresso  nel  territorio  nazionale.  Le  modalità  e  le procedure  di  attuazione  del  presente  comma  sono  stabilite  con  decreto  del  Ministro dell'Interno.

2. Quando si tratta di soggiorno per turismo di durata non superiore a 30 giorni di gruppi guidati la richiesta del permesso di soggiorno può essere effettuata dal capo gruppo, mediante esibizione dei  passaporti  o  documenti  equipollenti  e,  se  si  tratta  di  passaporti  collettivi,  di  copia  dei documenti  di  identificazione  di  ciascuno  dei  viaggiatori,  nonché del programma del viaggio. La disponibilità  dei  mezzi  di  sussistenza  e  di  quelli  per  il  ritorno  nel  Paese  d'origine  può  essere documentata  attraverso  l’attestazione  di  pagamento  integrale  del  viaggio  e  del  soggiorno turistico.

3. Nei casi di cui al comma 2, la ricevuta della richiesta del permesso di soggiorno, munita del timbro dell'ufficio con data e sigla dell'operatore addetto alla ricezione, rilasciata nel numero di esemplari occorrenti, equivale a permesso di soggiorno collettivo per i trenta giorni successivi alla data di ingresso nel territorio nazionale, risultante dall'apposito timbro, munito di data, apposto sul passaporto o altro documento equipollente all'atto del controllo di frontiera.

3-bis.  Per  soggiorni  di  durata  non  superiore  a  novanta  giorni  di  gruppi  di  minori stranieri partecipanti a progetti di accoglienza a carattere umanitario promossi anche dalle  Regioni  e  da  enti  pubblici  locali,  per  i  quali  sia  stato  rilasciato  il  nullaosta  da parte  del  Comitato  per  i  Minori  Stranieri,  la  richiesta  di  soggiorno  per  i  minori  può essere  presentata  dal  legale  rappresentante  dell'ente  proponente  alla  questura competente mediante esibizione del passaporto degli interessati.

4. Per i soggiorni da trascorrersi presso convivenze civili o religiose, presso ospedali o altri luoghi di cura, la richiesta del permesso di soggiorno può essere presentata in questura dall'esercente della struttura ricettiva o da chi presiede le case, gli ospedali, gli istituti o le comunità in cui lo straniero è ospitato, il quale provvede anche al ritiro e alla consegna all'interessato della ricevuta di cui al comma 1 e del permesso di soggiorno.

5. Gli stranieri che intendono soggiornare in Italia per un periodo non superiore a 30 giorni sono esonerati dall'obbligo di cui al comma 8 dell'articolo 6 del Testo Unico.

6. Negli alberghi, negli altri esercizi ricettivi e nei centri di accoglienza alle frontiere deve essere messa  a  disposizione  dei  viaggiatori  stranieri  una  trascrizione,  nelle  lingue  italiana,  francese, inglese,  spagnola  e  araba  delle  disposizioni  del  Testo  Unico  e  del  presente  Regolamento concernenti l'ingresso e il soggiorno degli stranieri nel territorio dello Stato.

               

Art. 11

Rilascio del permesso di soggiorno

 

1. Il permesso di soggiorno è rilasciato, quando ne ricorrono i presupposti, per i motivi e la durata indicati nel visto d'ingresso o dal Testo Unico, ovvero per uno dei seguenti altri motivi:

a) per richiesta di asilo, per la durata della procedura occorrente, e per asilo;

b) per emigrazione in un altro Paese, per la durata delle procedure occorrenti;

c) per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, a favore dello straniero già in possesso del  permesso  di  soggiorno  per  altri  motivi,  per  la  durata  del  procedimento  di  concessione  o  di riconoscimento.

c-bis)  per  motivi  di  giustizia,  su  richiesta  dell'Autorità  giudiziaria,  per  la  durata massima di tre mesi prorogabili per lo stesso periodo, nei casi in cui la presenza dello straniero sul territorio nazionale sia indispensabile in relazione a procedimenti penali in corso per uno dei reati di cui all'articolo 380 del codice di procedura penale, nonché per taluno dei delitti di cui all'articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75;

c-ter) per motivi umanitari, nei casi di cui agli articoli 5, comma 6 e 19, comma 1, del Testo  Unico,  previo  parere  delle  Commissioni  territoriali  per  il  riconoscimento  dello status di rifugiato ovvero acquisizione dall'interessato di documentazione riguardante i  motivi  della  richiesta  relativi  ad  oggettive  e  gravi  situazioni  personali  che  non consentono l'allontanamento dello straniero dal territorio nazionale;

c-quater)  per  residenza  elettiva  a  favore  dello  straniero  titolare  di  una  pensione percepita in Italia;

c-quinquies)  per  cure  mediche  a  favore  del  genitore  di  minore  che  si  trovi  nelle condizioni di cui all'articolo 31, comma 3, del Testo Unico;

c-sexies)  per  integrazione  del  minore,  nei  confronti  dei  minori  che  si  trovino  nelle condizioni di cui all'articolo 32, commi 1-bis e 1-ter del Testo Unico, previo parere del Comitato per i Minori Stranieri, di cui all'articolo 33 del Testo Unico.

1-bis. Allo straniero, entrato in Italia per prestare lavoro stagionale, che si trova nelle condizioni di cui all'articolo 5, comma 3-ter del Testo Unico, è rilasciato un permesso di  soggiorno  triennale,  con  l'indicazione  del  periodo  di  validità  per  ciascun  anno.  Il suddetto  permesso  di  soggiorno  è  immediatamente  revocato  se  lo  straniero  non  si presenta  all'ufficio  di  frontiera  esterna  al  termine  della  validità  annuale  e  alla  data prevista dal visto d'ingresso per il rientro nel territorio nazionale. Tale visto d'ingresso è concesso sulla base del nulla osta, rilasciato ai sensi dell'articolo 38-bis.

2.  Il  permesso  di  soggiorno  è  rilasciato  in  conformità  al  Regolamento  (CE)  n. 1030/2002 del Consiglio dell'Unione Europea del 13 giugno 2002, d’istituzione di un modello  uniforme  per  i  permessi  di  soggiorno  rilasciati  a  cittadini  di  Paesi  terzi  e contiene  l'indicazione  del  codice  fiscale.  Il  permesso  di  soggiorno  e  la  carta  di soggiorno  di  cui  all’articolo  17,  rilasciati  in  formato  elettronico,  possono  altresì contenere i soli dati biometrici individuati dalla normativa. A tal fine, con decreto del Ministro dell'Interno, di concerto con il  Ministro  dell'Economia e delle Finanze, sono determinate le modalità di comunicazione, in via telematica, dei dati per l'attribuzione allo  straniero  del  codice  fiscale  e  per  l'utilizzazione  dello  stesso  codice  come identificativo  dello  straniero,  anche  ai  fini  degli  Archivi  anagrafici  dei  lavoratori extracomunitari.  Con  decreto  del  Ministro  dell'Interno  sono  stabilite  le  modalità  di consegna del permesso di soggiorno.

2-bis.  La  questura,  sulla  base  degli  accertamenti  effettuati,  procede  al  rilascio  del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricongiungimento familiare, dandone comunicazione, tramite procedura telematica, allo Sportello Unico che provvede alla convocazione dell'interessato per la successiva consegna del permesso o dell'eventuale diniego, di cui all'articolo 12, comma 1.

3. La documentazione attestante l'assolvimento degli obblighi in materia sanitaria di cui all'articolo 34, comma 3, del Testo Unico deve essere esibita al momento del ritiro del permesso di soggiorno.

 

Art. 12

Rifiuto del permesso di soggiorno

 

1. Salvo che debba disporsi il respingimento o l'espulsione immediata con accompagnamento alla frontiera, quando  il  permesso  di  soggiorno  è  rifiutato  il  questore  avvisa  l'interessato,  facendone menzione  nel  provvedimento  di  rifiuto,  che  sussistendone  i  presupposti,  si  procederà  nei  suoi confronti per l'applicazione dell'espulsione di cui all'articolo 13 del Testo Unico.

2.  Con  il  provvedimento  di  cui  al  comma  1,  il  questore  concede  allo  straniero  un termine,  non superiore  a  quindici  giorni  lavorativi,  per  presentarsi  al  posto  di  polizia  di  frontiera  indicato  e lasciare volontariamente il territorio dello Stato, con l'avvertenza che, in mancanza, si procederà a norma dell'articolo 13 del Testo Unico.

3. Anche fuori dei casi di espulsione, nei casi in cui occorra rimpatriare lo straniero, il prefetto, ne avverte il console dello Stato di appartenenza per gli eventuali provvedimenti di competenza e può dispone  il  rimpatrio,  munendolo  di  foglio  di  via  obbligatorio,  anche  con  la  collaborazione  degli organismi che svolgono attività di assistenza per stranieri o di altri organismi, anche di carattere internazionale, specializzati nel  trasferimento  di  persone,  ovvero  concedergli  un  termine,  non superiore  a  dieci  giorni  per  presentarsi  al  posto  di  polizia  di  frontiera  specificamente  indicato  e lasciare il territorio dello Stato.

 

Art. 13

Rinnovo del permesso di soggiorno

 

1. Il permesso di soggiorno rilasciato dai Paesi aderenti all'Accordo di Schengen, in conformità di un  visto  uniforme  previsto dalla Convenzione di  applicazione  del  predetto  Accordo  ovvero rilasciato in esenzione di visto, per i soli motivi di turismo, non può essere rinnovato o prorogato oltre  la  durata  di  novanta  giorni,  salvo  che  ricorrano  seri  motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali.

2. Ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, fermo restando quanto previsto dall'articolo 22, comma  11,  del  Testo  Unico,  la  documentazione  attestante  la  disponibilità  di  un  reddito,  da lavoro  o  da  altra  fonte  lecita,  sufficiente  al  sostentamento  proprio  e  dei  familiari  conviventi  a carico può essere accertata d'ufficio sulla base di una dichiarazione temporaneamente sostitutiva resa dall'interessato con la richiesta di rinnovo.

2-bis.  Il  rinnovo  del  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di  lavoro  è  subordinato  alla sussistenza  di  un  contratto  di  soggiorno  per  lavoro,  nonché  alla  consegna  di autocertificazione  del  datore  di  lavoro  attestante  la  sussistenza  di  un  alloggio  del lavoratore, fornito dei parametri richiamati dall'articolo 5-bis, comma 1, lettera a) del Testo Unico.

3. La richiesta di rinnovo è presentata in duplice esemplare. L'addetto alla ricezione, esaminati i documenti esibiti, ed accertata l'identità del richiedente, rilascia un esemplare  della  richiesta, munito del timbro datario dell'ufficio e della propria firma, quale ricevuta, ove sia riportata per iscritto,  con  le  modalità  di  cui  all'articolo  2,  comma  6,  del  Testo  Unico,  l'avvertenza  che l'esibizione  della  ricevuta  stessa  alla  competente  Azienda  Sanitaria  Locale  è  condizione per la continuità dell'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale.

4. Il permesso di soggiorno non può essere rinnovato o prorogato quando risulta che lo straniero ha interrotto il soggiorno in Italia per un periodo continuativo di oltre sei mesi, o, per i permessi di  soggiorno  di  durata  almeno  biennale,  per  un  periodo  continuativo  superiore  alla  metà  del periodo  di  validità  del  permesso  di  soggiorno,  salvo  che  detta  interruzione  sia  dipesa  dalla necessità di adempiere agli obblighi militari o da altri gravi e comprovati motivi.

 

Art. 14

Conversione del permesso di soggiorno

 

1.  Il  permesso  di  soggiorno  rilasciato  per  motivi  di  lavoro  subordinato  o  di  lavoro autonomo  e  per  motivi  familiari  può  essere  utilizzato  anche  per  le  altre  attività consentite  allo  straniero,  anche  senza  conversione  o  rettifica  del  documento,  per  il periodo di validità dello stesso. In particolare: a) il permesso di soggiorno rilasciato per lavoro subordinato non stagionale consente l'esercizio di lavoro autonomo, previa acquisizione del titolo abilitativo o autorizzatorio eventualmente prescritto e sempre che  sussistano  gli  altri  requisiti  o  condizioni  previste  dalla  normativa  vigente  per l'esercizio  dell'attività  lavorativa  in  forma  autonoma,  nonché  l'esercizio  di  attività lavorativa in qualità di socio lavoratore di cooperative;

b)  il  permesso  di  soggiorno  rilasciato  per  lavoro  autonomo  consente  l'esercizio  di lavoro   subordinato,  per  il  periodo  di  validità   dello   stesso,  previo  inserimento nell'elenco anagrafico o, se il rapporto di lavoro è in corso, previa comunicazione del datore di lavoro alla Direzione Provinciale del Lavoro;

c) il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare o per ingresso al seguito del lavoratore, per motivi umanitari ovvero per integrazione minore nei confronti dei minori  che  si  trovino  nelle  condizioni  di  cui  all'articolo  32,  commi  1-bis  e  1-ter,  del Testo  Unico  e  per  i  quali  il  Comitato  per  i  Minori  Stranieri  ha  espresso  parere favorevole,  consente  l'esercizio  del  lavoro  subordinato  e  del  lavoro  autonomo  alle condizioni di cui alle lettere a) e b);

d) il permesso di soggiorno rilasciato per lavoro subordinato, autonomo e per motivi di  famiglia  può  essere  convertito  in  permesso  di  soggiorno  per  residenza  elettiva  di cui all'articolo 11, comma 1, lettera c-quater).

2.  L'ufficio  della  pubblica  amministrazione  che  rilascia  il  titolo  autorizzatorio  o abilitativo,  nei  casi  previsti  dal  comma  1,  lettera  a),  e  la  Direzione  Provinciale  del Lavoro,  nei  casi  previsti  dal  comma  1,  lettera  b),  comunicano  alla  questura,  per  le annotazioni di competenza,  i casi in cui il permesso di  soggiorno è utilizzato per un motivo diverso da quello riportato nel documento.

3.  Con  il  rinnovo,  è  rilasciato  un  nuovo  permesso  di  soggiorno  per  l'attività effettivamente svolta. 

4. Il permesso di soggiorno per motivi di studio o formazione consente, per il periodo di validità dello stesso, l'esercizio di attività lavorative subordinate per un tempo non superiore a 20 ore settimanali, anche cumulabili per cinquantadue settimane, fermo restando il limite annuale di 1.040 ore.

5. Fermi restando i requisiti previsti dall'articolo 6, comma 1, del Testo Unico, le quote d'ingresso  definite  nei  decreti  di  cui  all'articolo  3,  comma  4,  del  Testo  Unico,  per l'anno  successivo  alla  data  di  rilascio  sono  decurtate  in  misura  pari  al  numero  dei permessi  di  soggiorno  per  motivi  di  studio  o  formazione,  convertiti  in  permessi  di soggiorno per motivi di lavoro nei confronti di stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio  nazionale  al  raggiungimento  della  maggiore  età.  La  stessa  disposizione  si applica  agli  stranieri  che  hanno  conseguito  in  Italia  il  diploma  di  laurea  o  di  laurea specialistica, a seguito della frequenza dei relativi corsi di studio in Italia.

6. Salvo che sia diversamente stabilito dagli accordi internazionali o dalle condizioni per le quali lo straniero è ammesso a frequentare corsi di studio in Italia, il permesso di  soggiorno  per  motivi  di  studio  può  essere  convertito,  prima  della  scadenza,  in permesso  di  soggiorno  per  motivo  di  lavoro,  nei  limiti  delle  quote  fissate  a  norma dell'articolo 3 del Testo Unico, e previa stipula del contratto di soggiorno per lavoro presso  lo  Sportello  Unico,  ai  sensi  dell'articolo  35,  comma  1,  o,  in  caso  di  lavoro autonomo, previo rilascio della certificazione di cui all'articolo 6, comma 1, del Testo Unico  da  parte  dello  Sportello  Unico,  che  cura  gli  ulteriori  adempimenti  previsti dall'articolo  39,  comma  9.  La  disposizione si  applica,  anche  agli  stranieri  ammessi  a frequentare  corsi  di  formazione  ovvero  a  svolgere  tirocini  formativi  in  Italia.  In  tali casi  la  conversione  è  possibile  soltanto  dopo  la  conclusione  del  corso  di  formazione frequentato o del tirocinio svolto.

 

Art. 15

Iscrizioni anagrafiche

 

1.  Le  iscrizioni  e  le  variazioni  anagrafiche  dello  straniero  regolarmente  soggiornante  sono effettuate  nei  casi  e  secondo  i  criteri  previsti  dalla  legge  24  dicembre  1954,  n. 1228, e dal Regolamento Anagrafico della popolazione residente, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989. n. 223, come modificato dal presente Regolamento.

2. Gli stranieri iscritti in anagrafe hanno l'obbligo di rinnovare all'ufficiale di anagrafe la dichiarazione di dimora abituale nel comune, entro sessanta giorni dal rinnovo del permesso   di   soggiorno,   corredata   dal   permesso   medesimo   e,   comunque,   non decadono  dall'iscrizione  nella  fase  di  rinnovo  del  permesso  di  soggiorno.  Per  gli stranieri muniti di carta di soggiorno, il rinnovo della dichiarazione di dimora abituale è  effettuato  entro  sessanta  giorni  dal  rinnovo  della  carta  di  soggiorno.  L'ufficiale  di anagrafe aggiornerà la scheda anagrafica dello straniero, dandone comunicazione al questore.

3. La lettera c) del comma 1 dell'articolo 11 del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, è sostituita dalla seguente: "c) per irreperibilità accertata a seguito delle risultanze delle operazioni del censimento generale della popolazione, ovvero, quando, a seguito di ripetuti accertamenti  opportunamente  intervallati,  la  persona  sia  risultata  irreperibile,  nonché,  per  i cittadini  stranieri,  per  irreperibilità  accertata,  ovvero  per  effetto  dei  mancato  rinnovo  della dichiarazione  di  cui  all'articolo  7,  comma  3,  trascorso  un  anno  dalla  scadenza  del  permesso  di soggiorno o della carta di soggiorno, previo avviso da parte dell'ufficio, con invito a provvedere nei successivi 30 giorni.".

4. Al comma 2 dell'articolo 11 del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223 è aggiunto il  seguente  periodo:  "Per  le  cancellazioni  dei  cittadini  stranieri  la  comunicazione  è effettuata al questore.".

5.  Le  iscrizioni,  le  cancellazioni  e  le  variazioni  anagrafiche  di  cui  al  presente  articolo  sono comunicate d'ufficio alla questura competente per territorio entro il termine di quindici giorni.

6. Al comma 2 dell'articolo 20 del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989 n. 223, è  aggiunto  il  seguente  periodo:  "Nella  scheda  riguardante  i  cittadini  stranieri  sono  comunque indicate la cittadinanza e la data di scadenza del permesso di soggiorno o di rilascio o rinnovo della carta di soggiorno.".

7.  Con  decreto  del  Ministro  dell'Interno,  sentita  l'Associazione  Nazionale  dei  Comuni  d'Italia, l'Istituto Nazionale di Statistica e l'Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, ed il Garante per la protezione  dei  dati  personali,  sono  determinate  le  modalità  di  comunicazione,  anche  in  via telematica, dei dati concernenti i cittadini stranieri fra gli uffici di anagrafe dei comuni, gli archivi dei lavoratori extracomunitari, e gli archivi dei competenti organi centrali e periferici del Ministero dell'Interno, nel rispetto dei principi di cui agli articoli 9, 22 comma 3, e 27 della legge 31 dicembre 1996  n.  675  e  successive  modificazioni  e  integrazioni.  Lo  stesso  decreto  disciplina  anche  le modalità  tecniche  e  il  calendario  secondo  cui  i  Comuni  dovranno  procedere  all'aggiornamento  e alla verifica delle posizioni anagrafiche dei cittadini stranieri già iscritti nei registri della popolazione residente alla data di entrata in vigore del presente Regolamento.

 

Art. 16

Richiesta della carta di soggiorno

 

1. Per il rilascio della carta di soggiorno di cui all'articolo 9 del Testo Unico, l'interessato è tenuto a  farne  richiesta  per  iscritto,  su  scheda  conforme  a  quella  approvata  con  decreto  del  Ministro dell'Interno. 

2. All'atto della richiesta, da presentare alla questura del luogo in cui lo straniero risiede, questi deve indicare: 

a) le proprie generalità complete;

b) il luogo o i luoghi in cui l'interessato ha soggiornato in Italia nei cinque anni precedenti;

c) il luogo di residenza;

d) le fonti di reddito, derivanti anche dal riconoscimento del trattamento pensionistico per invalidità, specificandone l'ammontare.

3. La domanda deve essere corredata da:

a) copia del passaporto o di documento equipollente o del documento di identificazione rilasciato dalla  competente  autorità  italiana  da  cui  risultino  la  nazionalità,  la  data,  anche  solo  con l'indicazione dell'anno, e il luogo di nascita, del richiedente;

b)  copia  della  dichiarazione  dei  redditi  o  del  modello  CUD  rilasciato  dal  datore  di lavoro, relativi all'anno precedente, da cui risulti un reddito non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale; 

c) certificato del casellario giudiziale e certificato delle iscrizioni relative ai procedimenti penali in corso;

d)  fotografia  della  persona  interessata,  in  formato  tessera,  in  quattro  esemplari,  salvo  quanto previsto dall'articolo 9, comma 1;

4. Salvo quanto previsto dagli articoli 9, comma 2 e 30, comma 4, del Testo Unico, nel caso  di  richiesta  relativa  ai  familiari  di  cui  all'articolo  9,  comma  1,  e  all'articolo  29, comma 1, lettera b-bis, del medesimo Testo Unico, le indicazioni di cui al comma 2 e la  documentazione  di  cui  al  comma  3  del  presente  articolo  devono  riguardare  anche  il coniuge  ed  i  figli  minori  degli  anni  diciotto  conviventi,  per  i  quali  pure  sia  richiesta  la  carta  di soggiorno, e deve essere prodotta la documentazione comprovante:

a) lo stato di coniuge o di figlio minore. A tal fine, i certificati rilasciati dalla competente autorità dello Stato estero sono legalizzati dall'autorità consolare italiana che attesta che la traduzione in lingua italiana dei documenti è conforme agli originali, o sono validati dalla stessa nei casi in cui gli accordi internazionali vigenti per l'Italia prevedano diversamente. Tale documentazione non è richiesta qualora il figlio minore abbia fatto ingresso sul territorio nazionale con visto di ingresso per ricongiungimento familiare;

b) la disponibilità di un alloggio, a norma dell'articolo 29, comma 3, lettera a), del Testo Unico. A tal  fine  l'interessato  deve  produrre  l'attestazione  dell'ufficio  comunale  circa  la  sussistenza  dei requisiti di cui al medesimo articolo 29 del Testo Unico ovvero il certificato di idoneità igienico-sanitaria rilasciato dall'Azienda Unità Sanitaria Locale competente per territorio;

c)  il  reddito  richiesto  per  le  finalità  di  cui  all'articolo  29,  comma  3,  lettera  b),  del  Testo  Unico, tenuto conto di quello dei familiari e conviventi non a carico.

5.  Se  la  carta  di  soggiorno  è  richiesta  nelle  qualità  di  coniuge  straniero  o  genitore  straniero convivente  con  cittadino  italiano  o  con  cittadino  di  uno  Stato  dell'Unione  Europea  residente  in Italia, di cui all'articolo 9, comma 2, del Testo Unico, il richiedente, oltre alle proprie generalità, deve  indicare  quelle  dell'altro  coniuge  o  del  figlio  con  il  quale  convive. Per  lo  straniero  che  sia figlio minore convivente, nelle condizioni di cui all'articolo 9, comma 2, del Testo Unico, la carta di soggiorno è richiesta da chi esercita la potestà sul minore.

6.  Nei casi previsti dal comma 5 la domanda  deve  essere  corredata  delle  certificazioni comprovanti lo stato di coniuge o di figlio minore o di genitore di cittadino italiano o di uno Stato membro dell'Unione Europea residente in Italia.

7. L'addetto alla ricezione, esaminata la domanda e i documenti allegati ed accertata l'identità dei richiedenti,  ne  rilascia  ricevuta,  indicando  il  giorno  in  cui  potrà  essere  ritirato  il  documento richiesto. La ricevuta non sostituisce in alcun modo la carta di soggiorno.

 

Art. 17

Rilascio e rinnovo della carta di soggiorno

 

1. La carta di soggiorno è rilasciata entro 90 giorni dalla  richiesta,  previo  accertamento  delle condizioni richieste dal Testo Unico.

2.  La  carta  di  soggiorno  costituisce  documento  d’identificazione  personale  per  non  oltre  cinque anni  dalla  data  del  rilascio  o  del  rinnovo.  Il  rinnovo  è  effettuato  a  richiesta  dell'interessato, corredata di nuove fotografie.

 

CAPO III

ESPULSIONI E TRATTENIMENTO

 

Art. 18

Ricorsi contro i provvedimenti di espulsione

 

1. La sottoscrizione del ricorso di cui all'art. 13, comma 8, del Testo Unico, presentato dallo straniero ad una autorità diplomatica o consolare italiana, viene autenticata dai funzionari  delle  rappresentanze  diplomatiche  o  consolari,  che  provvedono  all'inoltro all'ufficio  del  giudice  di  pace  del  luogo  in  cui  siede  l'autorità  che  ha  disposto l'espulsione,   cui   viene inviata copia del ricorso   stesso,   indicando   la   data   di presentazione del ricorso.

2. L'autorità che ha adottato il provvedimento impugnato può far pervenire le proprie osservazioni al giudice, entro cinque giorni dalla data di notifica del ricorso presso i propri uffici.

 

Art. 19

Divieto di rientro per gli stranieri espulsi

 

1.  Il divieto di rientro nel territorio dello Stato nei  confronti  delle  persone  espulse  opera  a decorrere dalla data di esecuzione dell'espulsione, attestata dal timbro d'uscita di cui all'articolo 8, comma  1,  ovvero  da  ogni  altro  documento  comprovante  l'assenza  dello  straniero  dal  territorio dello Stato.

1-bis.  Decorso  il  termine  di  cui  al  comma  1,  lo  straniero  deve  produrre  idonea documentazione comprovante l'assenza dal territorio dello Stato presso la rappresentanza diplomatica italiana del Paese di appartenenza o di stabile residenza, che provvede, verificata l'identità del richiedente, all'inoltro al Ministero dell'Interno.

 

Art. 19-bis

Autorizzazione speciale al rientro per gli stranieri espulsi

 

1.  La  richiesta  di  autorizzazione  speciale  al  rientro  in  Italia,  di  cui  all'articolo  13, comma  13,  del  Testo  Unico,  è  presentata  dal  cittadino  straniero  espulso  alla rappresentanza   diplomatica   italiana   dello   Stato   di   appartenenza   o   di   stabile residenza,  che  provvede  all'inoltro  della  stessa  al  Ministero  dell'Interno,  previa verifica dell'identità e autentica della firma del richiedente nonché acquisizione della documentazione attinente alla motivazione per la quale si chiede il rientro.

2. La rappresentanza diplomatica italiana competente provvede a notificare all'interessato il provvedimento del Ministero dell'Interno.

 

Art. 20

Trattenimento nei centri di permanenza temporanea e assistenza

 

1. Il  provvedimento  con  il  quale  il  questore  dispone  il  trattenimento  dello  straniero presso il centro di permanenza temporanea e assistenza più vicino, in relazione alla disponibilità dei posti, ai sensi dell'articolo 14 del Testo Unico, è comunicato all'interessato  con  le  modalità  di  cui  all'articolo  3,  commi  3  e  4,  unitamente  al provvedimento di espulsione o di respingimento.

2. Con  la  medesima  comunicazione  lo  straniero  è  informato  del  diritto  di  essere  assistito,  nel procedimento  di  convalida  del  decreto  di  trattenimento,  da  un  difensore  di  fiducia,  con ammissione, ricorrendone le condizioni, al gratuito patrocinio a spese dello Stato. Allo straniero è dato altresì avviso che, in mancanza di difensore di fiducia, sarà assistito da un difensore di ufficio designato dal giudice tra quelli iscritti nella tabella di cui all'articolo 29 del Decreto Legislativo 28 luglio  1989,  n.  271,  e  che  le  comunicazioni  dei successivi  provvedimenti  giurisdizionali  saranno effettuate con avviso di cancelleria al difensore nominato dallo straniero o a quello incaricato di ufficio.

3. All'atto  dell'ingresso  nel  centro  lo  straniero  viene  informato  che  in  caso  di  indebito allontanamento la misura del trattenimento sarà ripristinata con l'ausilio della forza pubblica.

4. Il trattenimento  non  può  essere  protratto  oltre  il  tempo  strettamente  necessario  per l'esecuzione del respingimento  o  dell'espulsione  e,  comunque,  oltre  i  termini  stabiliti  dal  Testo Unico e deve comunque cessare se il provvedimento del questore non è convalidato.

5. Lo svolgimento della procedura di convalida del trattenimento non può essere motivo di ritardo dell'esecuzione del respingimento.

5-bis.  Gli  avvisi  di  cui  al  comma  2  sono  altresì  dati  allo  straniero  destinatario  del provvedimento di accompagnamento alla frontiera, in relazione all'udienza di convalida prevista dall'articolo 13, comma 5-bis, del Testo Unico.

 

Art. 21

Modalità dei trattenimento

 

1. Le modalità del trattenimento devono garantire, nel rispetto del regolare svolgimento della vita in comune, la libertà di colloquio all'interno del centro e con visitatori provenienti dall'esterno, in particolare  con  il  difensore  che  assiste  lo  straniero,  e  con  i  ministri  di culto, la libertà di corrispondenza anche telefonica, ed i diritti fondamentali della persona, fermo restando l'assoluto divieto per lo straniero di allontanarsi dal centro.

2. Nell'ambito del centro sono assicurati, oltre ai  servizi  occorrenti  per  il  mantenimento  e l'assistenza degli stranieri trattenuti o ospitati, i servizi  sanitari  essenziali,  gli  interventi  di socializzazione e la libertà del culto nei limiti previsti dalla Costituzione.

3. Allo scopo di assicurare la libertà di corrispondenza, anche telefonica, con decreto del Ministro dell'Interno, di concerto con il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, sono definite le modalità per l'utilizzo dei servizi telefonici, telegrafici e postali, nonché i limiti di contribuzione alle spese da parte del centro.

4. Il  trattenimento  dello  straniero  può  avvenire  unicamente  presso  i  centri  di  permanenza temporanea individuati ai sensi dell'articolo 14, comma 1 del Testo Unico o presso i luoghi di cura in cui lo stesso è ricoverato per urgenti necessità di soccorso sanitario.

5. Nel caso in cui lo straniero debba essere ricoverato in luogo di cura, debba recarsi nell'ufficio giudiziario  per  essere  sentito dal giudice che procede, ovvero presso la competente rappresentanza  diplomatica  o  consolare  per  espletare  le  procedure  occorrenti al rilascio dei documenti  occorrenti  per  il  rimpatrio,  il  questore  provvede  all'accompagnamento  a  mezzo  della forza pubblica.

6. Nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente residente in Italia o per altri  gravi  motivi  di  carattere  eccezionale,  il  giudice  che  procede,  sentito  il questore, può autorizzare lo straniero ad allontanarsi dal centro per il tempo strettamente necessario, informando il questore che ne dispone l'accompagnamento.

7.  Oltre  al  personale  addetto  alla  gestione  dei  centri  e  agli  appartenenti  alla  forza  pubblica, al giudice  competente  e  all'autorità  di  pubblica  sicurezza  ai  centri  possono  accedere  i  familiari conviventi e il difensore delle persone trattenute o ospitate, i ministri di culto, il personale della rappresentanza diplomatica o consolare, e gli appartenenti ad enti, associazioni del volontariato e cooperative di solidarietà sociale, ammessi a svolgervi attività di assistenza a norma dell’articolo 22 ovvero sulla base di appositi progetti di collaborazione concordati con il prefetto della provincia in cui è istituito il centro.

8. Le disposizioni occorrenti per la regolare convivenza all'interno del centro comprese le misure strettamente indispensabili per garantire l'incolumità delle persone, nonché quelle occorrenti per disciplinare le modalità di erogazione dei servizi predisposti per le esigenze fondamentali di cura, assistenza, promozione umana e sociale e le modalità di svolgimento delle visite, sono adottate dal prefetto, sentito il questore, in attuazione delle disposizioni recate nel decreto di costituzione del centro  e  delle  direttive  impartite  dal  Ministro  dell'Interno  per  assicurare  la  rispondenza  delle modalità di trattenimento alle finalità di cui all'articolo 14, comma 2, del Testo Unico.

9. Il questore adotta ogni altro provvedimento e le misure occorrenti per la sicurezza e l'ordine pubblico nel centro, comprese quelle per l'identificazione delle persone e di sicurezza all'ingresso del centro, nonché  quelle  per  impedire  l'indebito  allontanamento  delle  persone  trattenute  e  per ripristinare la misura nel caso che questa venga violata. Il questore, anche a mezzo degli ufficiali di pubblica sicurezza, richiede la necessaria collaborazione da parte del gestore e del personale del centro che sono tenuti a fornirla.

 

Art. 22

Funzionamento dei centri di permanenza temporanea e assistenza

  

1.  Il  prefetto  della  provincia  in  cui  è  istituito  il  centro  di  permanenza  temporanea  e  assistenza provvede  all'attivazione e alla gestione dello stesso, disciplinandone  anche  le  attività a norma dell'articolo 21 comma 8, in conformità alle istruzioni di carattere organizzativo e amministrativo - contabile impartite dal Ministro dell'Interno anche mediante la stipula di apposite convenzioni con l'ente  locale  o  con  soggetti  pubblici  o  privati  che  possono  avvalersi  dell'attività  di  altri  enti,  di associazioni del volontariato e di cooperative di solidarietà sociale.

2.  Per le finalità di cui al comma 1, possono  essere  disposti  la  locazione,  l'allestimento,  il riadattamento e la manutenzione di edifici o di aree, il trasporto e il posizionamento di strutture, anche mobili, la predisposizione e la gestione di attività per l’assistenza, compresa quella igienico - sanitaria e quella religiosa, il mantenimento, il vestiario, la socializzazione, e quant'altro occorra al decoroso  soggiorno  nel  centro,  anche  per  le  persone  che  vi  prestano  servizio.  Quando  occorre procedere all'acquisto di edifici o aree, il competente ufficio del Ministero delle Finanze provvede sulla richiesta dei Ministero dell'Interno.

3. Il prefetto individua il responsabile della gestione del centro e dispone i necessari  controlli sull'amministrazione e gestione del centro.

4. Nell'ambito del centro sono resi disponibili uno o più locali idonei per l'espletamento delle attività delle autorità consolari. Le autorità di pubblica sicurezza assicurano ogni possibile collaborazione all'autorità  consolare  al  fine  di  accelerare  l'espletamento  degli  accertamenti e il rilascio dei documenti necessari con spese a carico del bilancio del Ministero dell'Interno.

 

Art. 23

Attività di prima assistenza e soccorso

 

1.  Le  attività  di  accoglienza,  assistenza  e  quelle  svolte  per  le  esigenze  igienico  –  sanitarie, connesse al soccorso dello straniero possono essere effettuate anche al di fuori dei centri di cui all'articolo 22, per il tempo strettamente  necessario  all'avvio  dello  stesso  ai  predetti  centri  o all'adozione  dei  provvedimenti  occorrenti  per  l’erogazione  di  specifiche  forme  di  assistenza  di competenza dello Stato.

2.  Gli  interventi  di  cui  al  comma  1  sono  effettuati  a  cura  del  prefetto  con  le  modalità  e  con l'imputazione degli oneri a norma delle disposizioni di legge in vigore, comprese quelle del Decreto - Legge 30 ottobre 1995, n. 451, convertito dalla Legge 29 dicembre 1995 n. 563.

 

CAPO IV

DISPOSIZIONI DI CARATTERE UMANITARIO

 

Art. 24

Servizi di accoglienza alla frontiera

 

1. I servizi di accoglienza previsti dall'articolo 11 comma 6, del Testo Unico sono istituti presso i valichi di frontiera nei quale è stato registrato negli ultimi tre anni il maggior numero di richieste di asilo o di ingressi  sul  territorio  nazionale,  nell'ambito  delle  risorse  finanziarie  definite  con  il documento programmatico di cui all'articolo 3 del Testo Unico e dalla legge di bilancio.

2. Le modalità per l'espletamento dei servizi di assistenza  anche  mediante  convenzioni  con organismi non governativi o associazioni di volontariato, enti o cooperative di solidarietà sociale e di  informazione,  anche  mediante  sistemi  automatizzati,  sono  definite  con  provvedimento  del Ministro dell'Interno, d'intesa con il Ministro per la Solidarietà Sociale.

3. Nei casi di urgente necessità, per i quali i servizi di accoglienza di cui al presente articolo non sono  sufficienti  o  non  sono  attivati,  è  immediatamente  interessato  l'ente  locale  per  l'eventuale accoglienza in uno dei centri istituti a norma dell'articolo 40 del Testo Unico.

 

Art. 25

Programmi di assistenza ed integrazione sociale

  

1. I programmi di assistenza ed integrazione sociale di cui all'articolo 18 del Testo Unico, realizzati a cura degli enti locali o dei soggetti privati convenzionati, sono finanziati dallo Stato, nella misura del settanta per cento, a valere sulle risorse assegnate al Dipartimento per le Pari Opportunità, ai sensi  dell'art.  58,  comma  2,  e  dall'ente  locale,  nella  misura  dei  trenta  per  cento  a  valere  sulle risorse  relative  all'assistenza.  Il  contributo  dello  Stato  è  disposto  dal  Ministro  per  le  Pari Opportunità previa valutazione, da parte della Commissione interministeriale di cui al comma 2, dei programmi elaborati dai comuni interessati o dai soggetti privati convenzionati con questi ultimi, dietro  presentazione  di  progetti  di  fattibilità  indicanti  i  tempi,  le  modalità  e  gli  obiettivi  che  si intendono conseguire, nonché le strutture organizzative e logistiche specificamente destinate.

2. Presso la Presidenza dei Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità, è istituita la  Commissione  interministeriale  per  l'attuazione  dell'articolo  18  del  Testo  Unico  composta  dai rappresentanti  dei  Ministri  per  le  Pari  Opportunità,  per  la  Solidarietà  Sociale,  dell'Interno  e  di Grazia  e  Giustizia,  i  quali  designano  i  rispettivi  supplenti.  La  Commissione  può  avvalersi  di consulenti ed esperti, designati dal Ministro per le Pari Opportunità, d'intesa con gli altri Ministri interessati.

3.  La  Commissione  svolge  i  compiti  di  indirizzo,  controllo  e  di  programmazione  delle  risorse  in ordine ai programmi previsti dal presente capo. In particolare provvede a:

a) esprimere il parere sulle richieste di iscrizione nell'apposita sezione del registro di cui all'articolo 52, comma 1 lettera c);

b) esprimere i pareri e le proposte sui progetti di convenzione dei comuni e degli enti locali con i soggetti privati che intendono realizzare i programmi di assistenza e di integrazione sociale di cui all'articolo 26;

c) selezionare i programmi di assistenza e di integrazione sociale da finanziare a valere sul Fondo di cui al comma 1, sulla base dei criteri e delle modalità stabiliti con decreto del Ministro per le Pari Opportunità, di concerto con i Ministri per la Solidarietà Sociale, dell'Interno e di Grazia e Giustizia;

d)  verificare  lo  stato  di  attuazione  dei  programmi  e  la  loro  efficacia.  A  tal  fine  gli  enti  locali interessati  devono  far  pervenire  alla  Commissione  ogni  sei  mesi  una  relazione  sulla  base  dei rapporti di cui all'articolo 26, comma 4, lettera c).

 

Art. 26.

Convenzioni con soggetti privati

 

1. I soggetti privati che intendono svolgere  attività  di  assistenza  ed  integrazione  sociale  per  le finalità di cui all'articolo 18 del Testo Unico debbono essere iscritti nell'apposita sezione del registro di cui all'articolo 42, comma 2 del medesimo Testo Unico, a norma degli articoli 52 e seguenti del presente Regolamento, e stipulare apposita convenzione con l'ente locale o con  gli enti locali di riferimento.

2. L'ente locale stipula la convenzione con uno o più soggetti privati di cui al comma 1 dopo aver verificato:

a) l'iscrizione nella apposita sezione del registro di cui all'articolo 42, comma 2 del Testo Unico;

b) la rispondenza del programma o dei programmi di assistenza e di integrazione sociale, che il soggetto intende realizzare, ai criteri ed alle modalità stabiliti con il decreto di cui all'articolo 25 comma 3 lettera c), tenuto conto dei servizi direttamente assicurati dall'ente locale;

c) la sussistenza dei requisiti professionali, organizzativi e logistici occorrenti per la realizzazione dei programmi.

3. L'ente locale dispone verifiche semestrali sullo stato di attuazione e sull'efficacia del programma ed eventualmente concorda modifiche che lo rendano più adeguato agli obiettivi fissati.

4. I soggetti privati convenzionati con gli enti locali che attuano programmi di assistenza  e  di integrazione sociale sono tenuti a:

a) comunicare al sindaco del luogo in cui operano l'inizio del programma;

b) effettuare tutte le operazioni di carattere amministrativo, anche per conto degli stranieri assistiti a  norma  dell'articolo  18,  comma  3,  del  Testo  Unico,  qualora  impossibilitati,  per  la  richiesta  del permesso di soggiorno, l'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale e ogni altro adempimento volto alla effettività dei diritti riconosciuti ai medesimi stranieri;

c)  presentare  all'ente  locale  convenzionato  un  rapporto  semestrale  sullo  stato  di  attuazione  del programma e sugli obiettivi intermedi raggiunti;

d) rispettare le norme in materia di protezione dei dati personali nonché di riservatezza e sicurezza degli stranieri assistiti, anche dopo la conclusione del programma;

e) comunicare senza ritardo al sindaco e al questore che ha rilasciato il permesso di soggiorno l'eventuale interruzione, da parte dello straniero interessato, della partecipazione al programma.

 

Art. 27

Rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale

 

1. Quando ricorrono le circostanze di cui all'articolo 18 del Testo Unico, la proposta per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale è effettuata:

a) dai servizi sociali degli enti locali, o dalle associazioni, enti ed altri organismi iscritti al registro di  cui  all'articolo 52, comma 1, lettera  c),  convenzionati  con  l'ente  locale,  che  abbiano  rilevato situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti dello straniero;

b) dal procuratore della Repubblica nei casi  in  cui  sia  iniziato  un  procedimento  penale relativamente a fatti di violenza o di grave sfruttamento di cui alla lettera a), nel corso del quale lo straniero abbia reso dichiarazioni.

2. Ricevuta la proposta di cui al comma 1 e verificata la sussistenza delle condizioni previste dal Testo  Unico, il questore  provvede  al  rilascio  del  permesso  di  soggiorno  per  motivi  umanitari, valido per le attività di cui all'articolo 18, comma 5, del Testo Unico, acquisiti:

a) il parere del procuratore della Repubblica quando ricorrono le circostanze di cui al comma 1, lettera b), ed il procuratore abbia omesso di formulare la proposta o questa non dia indicazioni circa la gravità ed attualità del pericolo;

b) il programma di  assistenza  ed  integrazione  sociale  relativo  allo  straniero,  conforme  alle prescrizioni della Commissione interministeriale di cui all'articolo 25;

c) l'adesione dello straniero al medesimo programma, previa avvertenza delle  conseguenze previste dal Testo Unico in caso di interruzione del programma o di condotta incompatibile con le finalità dello stesso;

d) l'accettazione degli impegni connessi al programma da parte del responsabile della struttura presso cui il programma deve essere realizzato.

3. Quando la proposta è effettuata a norma del comma 1, lettera a), il questore valuta la gravità ed attualità del pericolo anche sulla base degli elementi in essa contenuti.

3-bis. Il permesso di soggiorno di cui all'articolo 18, comma 5, del Testo Unico, può essere convertito in  permesso  di soggiorno per lavoro, secondo le modalità stabilite per tale tipo di permesso. Le quote d'ingresso definite nei decreti di cui all'articolo 3, comma 4, del Testo Unico, per l'anno successivo alla data di rilascio, sono decurtate in misura pari al numero dei permessi di soggiorno di cui al presente comma convertiti in permessi di soggiorno per lavoro.

3-ter. Il permesso di soggiorno di cui all'articolo 18 del Testo Unico contiene, quale motivazione, la sola dicitura «per motivi umanitari» ed è rilasciato con modalità che assicurano  l'eventuale  differenziazione da altri tipi di permesso  di  soggiorno  e l'agevole  individuazione  dei  motivi  del  rilascio  ai  soli  uffici  competenti,  anche mediante il ricorso a codici alfanumerici. 

 

Art. 28

Permessi di soggiorno per gli stranieri per i quali sono vietati l'espulsione o il respingimento

 

1. Quando la legge dispone il divieto di espulsione, il questore rilascia il permesso di soggiorno:

a) per minore età, salvo l'iscrizione del minore degli anni quattordici nel permesso di soggiorno del genitore o dell'affidatario stranieri regolarmente soggiornanti in Italia. In  caso  di  minore  non  accompagnato,  rintracciato  sul  territorio  e  segnalato  al Comitato per i Minori Stranieri, il permesso di soggiorno per minore età è rilasciato a seguito  della  segnalazione  al  Comitato  medesimo  ed  è  valido  per  tutto  il  periodo necessario  per  l'espletamento  delle  indagini  sui  familiari  nei  Paesi  di  origine.  Se  si tratta  di  minore  abbandonato, è immediatamente informato il Tribunale per i minorenni per i provvedimenti di competenza;

a-bis)  per  integrazione  sociale  e  civile  del  minore,  di  cui  all'articolo 11, comma 1, lettera c-sexies), previo parere del Comitato per i Minori Stranieri;

b) per motivi familiari, nei confronti degli stranieri che si trovano nelle documentate circostanze di cui all'articolo 19, comma 2, lettera c) del Testo Unico:

c) per cure mediche, per il tempo attestato mediante idonea certificazione sanitaria, nei confronti delle donne che si trovano nelle circostanze di cui all'articolo 19, comma 2, lettera d) del Testo Unico;

d) per motivi umanitari, negli altri casi, salvo che possa disporsi l'allontanamento verso uno Stato che provvede ad accordare, una protezione analoga contro le persecuzioni di cui all'articolo 19, comma 1, del Testo Unico.

 

CAPO V

DISCIPLINA DEL LAVORO

 

Art. 29

Definizione delle quote d'ingresso per motivi di lavoro

 

1. I decreti che definiscono le quote massime di ingresso degli stranieri nel territorio dello Stato per motivi di lavoro, definite anche in base alle indicazioni delle regioni ai sensi  dell'articolo 21, comma 4-ter, del Testo Unico, indicano le quote per il lavoro subordinato,  anche  per  esigenze  di  carattere  stagionale,  e  per  il  lavoro  autonomo.

Relativamente  alle  professioni  sanitarie,  si  tiene  conto,  sentite  le  Regioni,  delle valutazioni effettuate dal Ministero della Salute, connesse alle rilevazioni sui fabbisogni  di  personale  sanitario,  di  cui  all'articolo  6-ter  del  Decreto  Legislativo  30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.

2. Per le finalità di cui al presente Capo il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale adotta le misure  occorrenti  per  i  collegamenti  informativi  dei  propri  uffici  centrali  e  periferici ed i trattamenti automatizzati dei dati dei lavoratori stranieri e, mediante convenzioni con i Ministeri interessati, per i collegamenti occorrenti con le rappresentanze diplomatiche e consolari e con le questure.

3. (Comma non ammesso al «Visto» della Corte dei Conti)

 

Art. 30

Sportello unico per l'immigrazione

 

1.  Lo Sportello Unico per l'immigrazione, di cui all'articolo 22, comma 1, del  Testo Unico,  diretto da un dirigente della carriera prefettizia o da un dirigente della Direzione  Provinciale  del  Lavoro,  è  composto  da  almeno  un  rappresentante  della Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo, da almeno uno della Direzione Provinciale del Lavoro, designato dal dirigente della Direzione Provinciale del Lavoro e da almeno uno appartenente ai ruoli della Polizia di Stato, designato dal questore. Lo Sportello Unico  viene  costituito  con  decreto  del  prefetto,  che  può  individuare  anche  più  unità operative di base. Con lo stesso decreto viene designato il responsabile delle Sportello Unico,  individuato  in  attuazione  di  direttive  adottate  congiuntamente  dal  Ministro dell'Interno e dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Nelle Regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano, in attuazione dell'articolo 22,  comma  16,  del  Testo  Unico,  sono  disciplinate,  mediante  apposite  norme  di attuazione, forme di raccordo tra lo Sportello Unico e gli uffici regionali e provinciali per  l'organizzazione  e  l'esercizio  delle  funzioni  amministrative  in  materia  di  lavoro, attribuite  allo  sportello  medesimo  dagli  articoli  22,  24  e  27  del  Testo  Unico  e dall'articolo 40 del presente Regolamento, compreso il rilascio dei relativi nullaosta. 

2. Lo Sportello si avvale anche del sistema informativo di cui all'articolo 2, comma 4, del  Decreto  del  Presidente  della  Repubblica  27  luglio  2004,  n.  242,  nonché  di procedure e tecnologie informatiche, in modo da assicurare  certezza  delle informazioni, efficacia dei controlli e speditezza delle procedure.

 

Art. 30-bis

Richiesta assunzione lavoratori stranieri

 

1. Il  datore  di  lavoro,  italiano  o  straniero  regolarmente  soggiornante  in  Italia, presenta  la  documentazione  necessaria  per  la  concessione  del  nullaosta  al  lavoro subordinato allo Sportello Unico, scegliendo, in alternativa, tra quello della provincia di residenza ovvero quello della provincia ove ha sede legale l'impresa o quello della provincia  ove  avrà  luogo  la  prestazione  lavorativa,  con  l'osservanza  delle  modalità previste dall'articolo 22, comma 2, del Testo Unico.

2. In particolare, la richiesta nominativa o numerica viene redatta su appositi moduli che  facilitano  l'acquisizione  dei  dati  su  supporti  magnetici  o  ottici.  Essa  deve contenere i seguenti elementi essenziali:

a) complete  generalità  del  datore  di  lavoro,  del  titolare  o  legale  rappresentante dell'impresa, la ragione sociale, la sede e l'indicazione del luogo di lavoro;

b) nel caso di richiesta nominativa, le complete generalità del lavoratore straniero che si  intende  assumere  comprensive  della  residenza  all'estero  e,  nel  caso  di  richiesta numerica, il numero dei lavoratori da assumere;

c) il  trattamento  retributivo  ed  assicurativo,  nel  rispetto  delle  leggi  vigenti  e  dei contratti  collettivi  nazionali  di  lavoro  applicabili,  riportato  anche  sulla  proposta  di contratto di soggiorno;

d) l'impegno di cui all'articolo 8-bis, comma 1, che deve risultare anche nella proposta di contratto di soggiorno per lavoro;

e) l'impegno a comunicare ogni variazione concernente il rapporto di lavoro.

3. Alla domanda devono essere allegati: 

a) autocertificazione  dell'iscrizione  dell'impresa  alla  Camera di  commercio,  industria ed artigianato, per le attività per le quali tale iscrizione è richiesta;

b) autocertificazione  della  posizione  previdenziale  e  fiscale  atta  a  comprovare,

secondo  la  tipologia  di  azienda,  la  capacità  occupazionale  e  reddituale  del  datore  di lavoro;

c) la  proposta  di  stipula  di  un  contratto  di  soggiorno  a  tempo  indeterminato, determinato o stagionale, con orario a tempo pieno o a tempo parziale e non inferiore a  20  ore  settimanali  e,  nel  caso  di  lavoro  domestico,  una  retribuzione  mensile  non inferiore  al  minimo  previsto  per  l'assegno  sociale,  ai  sensi  dell'articolo  3,  comma  6, della legge 8 agosto 1995, n. 335.

4. Qualora il datore di lavoro intenda rivalersi delle spese per la messa a disposizione dell'alloggio, trattenendo dalla retribuzione mensile una somma massima pari ad un terzo  del  suo  importo,  la  decurtazione  deve  essere  espressamente  prevista  nella proposta di contratto di soggiorno, che ne deve determinare la misura. Non si fa luogo alla  decurtazione  con  riferimento  ai  rapporti  di  lavoro  per  i  quali  il  corrispondente contratto  collettivo  nazionale  di  lavoro  fissa  il  trattamento  economico  tenendo  già conto che il lavoratore fruisce di un alloggio messo a disposizione dal datore.

5. Il  datore  di  lavoro  specifica  nella  domanda  se  è  interessato  alla  trasmissione  del nullaosta,  di  cui  all'articolo  31,  comma  4,  e  della  proposta  di  contratto,  di  cui  al comma 3, lettera c), agli uffici consolari tramite lo Sportello Unico.

6. La documentazione di cui ai commi 2 e 3 è presentata allo Sportello Unico, anche in via telematica, ai sensi del Regolamento di cui all'articolo 34, comma 2, della legge 30 luglio 2002, n. 189.

7. Lo Sportello Unico competente al rilascio del nullaosta al lavoro è quello del luogo in cui verrà svolta l'attività lavorativa. Nel caso in cui la richiesta di nullaosta sia stata presentata allo Sportello Unico del luogo di residenza o della sede legale dell'impresa, lo Sportello Unico ricevente la trasmette allo Sportello Unico competente, ove diverso, dandone comunicazione al datore di lavoro.

8. Lo  Sportello  Unico,  fermo  quanto  previsto  dall'articolo  30-quinquies,  procede  alla verifica  della  regolarità,  della  completezza  e  dell'idoneità  della  documentazione presentata  ai  sensi  del  comma  1,  nonché  acquisisce  dalla  Direzione  Provinciale  del Lavoro,  anche  in  via  telematica,  la  verifica  dell'osservanza  delle  prescrizioni  del contratto  collettivo  di  lavoro  applicabile  alla  fattispecie  e  la  congruità  del  numero delle  richieste  presentate,  per  il  medesimo  periodo,  dallo  stesso  datore  di  lavoro,  in relazione alla sua capacità economica e alle esigenze dell'impresa, anche in relazione agli impegni retributivi ed assicurativi previsti dalla normativa vigente e dai contratti collettivi  nazionali  di  lavoro  di  categoria  applicabili.  La  disposizione  relativa  alla verifica della congruità in rapporto alla capacità economica del datore di lavoro non si applica   al   datore   di   lavoro   affetto   da   patologie   o   handicap   che   ne   limitano l'autosufficienza,  il  quale  intende  assumere  un  lavoratore  straniero  addetto  alla  sua assistenza.

9.  Nei  casi  di  irregolarità  sanabile  o  di  incompletezza  della  documentazione,  lo Sportello  Unico  invita  il  datore  di  lavoro  a  procedere  alla  regolarizzazione  ed all'integrazione della documentazione. In tale ipotesi, i termini previsti dagli articoli 22,  comma  5,  e  24,  comma  2,  del  Testo  Unico,  per  la  concessione  del  nullaosta  al lavoro subordinato e per il rilascio dell'autorizzazione al lavoro stagionale decorrono dalla data dell'avvenuta regolarizzazione della documentazione.

 

Art. 30-ter

Modulistica

 

1. Gli elementi, le caratteristiche e la tipologia della modulistica, anche informatizzata,  per  la documentazione, le istanze e le dichiarazioni previste per le esigenze dello Sportello Unico sono definite con decreto del Ministro dell'Interno, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

 

Art. 30-quater

Archivio informatizzato dello Sportello Unico

 

1. I soggetti che trasmettono i dati da acquisire nel sistema informatizzato in materia di immigrazione, di cui all'articolo 30, comma 2, sono i soggetti privati, le questure, lo Sportello Unico, le Regioni e le Province per il tramite del responsabile del Centro per l'impiego,  i  Centri  per  l'impiego,  l'autorità  consolare  tramite  il  Ministero  degli  Affari Esteri, le Direzioni Provinciali del Lavoro e il competente ufficio dell'Amministrazione centrale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

2. Sono soggetti privati le associazioni di categoria, i datori di lavoro, i lavoratori extracomunitari.

3. I dati identificativi ed informativi in materia di immigrazione, le caratteristiche e le ulteriori  informazioni  da  registrare  nell'archivio  informatizzato  dello  Sportello  Unico sono definiti con decreto del Ministero dell'Interno, sentiti la Presidenza del Consiglio dei  Ministri  -  Dipartimento  per  l'Innovazione  e  le  Tecnologie  ed  il  Garante  per  la protezione dei dati personali.

4. Le  regole  tecniche  di  funzionamento  attinenti  all'archivio  informatizzato,  alle eventuali  e  ulteriori  misure  di  sicurezza  per  il  trattamento  dei  dati  e  per  la  tenuta dell'archivio  rispetto  a  quelle  contenute  nel  Decreto  Legislativo  30  giugno  2003,  n. 196,   e   successive   modificazioni,   e   nei   relativi   regolamenti   d'attuazione,   sono disciplinate con decreto del Ministero dell'Interno, sentiti la Presidenza del Consiglio dei  Ministri  -  Dipartimento  per  l'Innovazione  e  le  Tecnologie  ed  il  Garante  per  la protezione dei dati personali.

5. L'individuazione dei soggetti autorizzati alla consultazione e le modalità tecniche e procedurali per la consultazione dell'archivio di cui al comma 1 e per la trasmissione telematica dei dati e dei documenti all'archivio medesimo sono regolate con il decreto del  Ministro  dell'Interno  di  cui  all'articolo  2,  comma  2,  del  Decreto  del  Presidente della Repubblica 27 luglio 2004, n. 242, in modo che, secondo le concrete possibilità tecniche,  le  procedure  possano  svolgersi  su  supporto  cartaceo  e  informatico,  anche con differenziazioni territoriali.

6. La  documentazione  originaria  rimane  in  custodia  delle  Amministrazioni  e  degli organi emittenti.

 

Art. 30-quinquies

Verifica delle disponibilità di offerta di lavoro presso i centri per l'impiego

 

1. Le richieste di lavoro subordinato, sia nominative che numeriche, sono trasmesse, anche per via telematica, dallo Sportello Unico per l'immigrazione, per il tramite del sistema informativo, al Centro per l'impiego competente in relazione alla provincia di residenza,  domicilio  o  sede  legale  del  richiedente,  ad  eccezione  delle richieste nominative di lavoratori stagionali, di cui all'articolo 24, comma 1, primo periodo, del Testo Unico.

2. Il Centro per l'impiego, entro il termine di 20 giorni dalla ricezione della richiesta, provvede,  per  il  tramite  del  sistema  informativo,  a  diffonderla  ed  a  comunicare  allo Sportello  Unico  ed  al  datore  di  lavoro  i  dati  delle  dichiarazioni  di  disponibilità pervenute   anche   da   parte   di   lavoratori   extracomunitari   iscritti   nelle   liste   di collocamento o, comunque, censiti come disoccupati in cerca di occupazione, ovvero le eventuali certificazioni negative.

3. Qualora il centro per 1'impiego, entro il termine di cui al comma 2, comunichi allo Sportello  Unico  ed  al  datore  di  lavoro  la  disponibilità  di  lavoratori  residenti  sul territorio  italiano,  la  richiesta  di  nullaosta  relativa  al  lavoratore  straniero  rimane sospesa sino a quando il datore di lavoro comunica, dando atto della valutazione delle predette offerte, allo Sportello Unico e, per conoscenza, al Centro per l'impiego, che intende confermare la richiesta di nullaosta relativa al lavoratore straniero.

 

Art. 30-sexies

Rinuncia all'assunzione

 

1. Il datore di lavoro, entro 4 giorni dalla comunicazione di cui all'articolo 30-quinquies, comma 2, se non sono pervenute dichiarazioni di disponibilità all'impiego da parte di lavoratori italiani o stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, comunica allo Sportello Unico e, per conoscenza, al Centro per l'impiego se intende revocare la richiesta di nullaosta relativa al lavoratore straniero.

 

Art. 31

Nullaosta dello Sportello unico e visto d'ingresso

  

1. In presenza di certificazione negativa pervenuta dal Centro per l'impiego competente od in caso di espressa conferma della richiesta di nullaosta da parte del datore di lavoro o, comunque, decorsi 20 giorni senza alcun riscontro del Centro per l'impiego, lo Sportello Unico richiede al questore della stessa sede, tramite procedura telematica, la verifica della sussistenza o meno, nei confronti del lavoratore straniero, di motivi ostativi all'ingresso ed al soggiorno nel territorio dello Stato e, nei confronti del datore di lavoro, di motivi ostativi di cui al comma 2.

2. Il questore esprime parere contrario al rilascio del nullaosta qualora il datore di lavoro a domicilio o titolare di un'impresa individuale ovvero, negli altri casi, il legale rappresentante ed i componenti dell'organo di amministrazione della società, risultino denunciati per uno dei reati previsti dal Testo Unico, ovvero per uno dei reati previsti dagli  articoli  380  e  381  del  Codice  di  procedura  penale,  salvo  che  i  relativi procedimenti  si  siano  conclusi  con  un  provvedimento  che  esclude  il  reato  o  la responsabilità dell'interessato, ovvero risulti sia stata applicata nei loro confronti una misura di prevenzione, salvi, in ogni caso, gli effetti della riabilitazione.

3. Lo Sportello Unico acquisisce dalle Direzioni Provinciali del Lavoro, tramite procedura   telematica, la verifica dei limiti numerici, quantitativi e qualitativi, determinati a norma degli articoli 3, comma 4 e 21, del Testo Unico.

4. In assenza di motivi ostativi di cui al comma 1 e nell'ipotesi di verifica positiva dei limiti di cui al comma 3, lo Sportello Unico provvede alla convocazione del datore di lavoro per il rilascio del nullaosta, la cui validità è di sei mesi dalla data del rilascio stesso. 

5. Lo Sportello Unico, accertati i dati identificativi del lavoratore straniero e acquisito il   parere del questore, verifica l'esistenza del codice fiscale o ne richiede l'attribuzione, secondo le modalità determinate con il decreto del Ministro dell'Interno di cui all'articolo 11, comma 2.

6. Lo Sportello Unico, in presenza di espressa richiesta formulata dal datore di lavoro, anche  ai  sensi  dell'articolo  30-bis,  comma  5,  trasmette  la  documentazione  di  cui all'articolo  30-bis,  commi  2  e  3,  ivi  compreso  il  codice  fiscale,  nonché  il  relativo nullaosta  agli  uffici  consolari.  Nell'ipotesi  di  trasmissione  della  documentazione  per via  telematica,  lo  Sportello  Unico  si  avvale  del  collegamento  previsto  con  l'archivio informatizzato della rete mondiale visti presso il Ministero degli Affari Esteri.

7. Il  datore  di  lavoro  informa  il  lavoratore  straniero  dell'avvenuto  rilascio  del nullaosta,  al  fine  di  consentirgli  di  richiedere  il  visto  d'ingresso  alla  rappresentanza diplomatica o consolare competente, entro i termini di validità del nullaosta.

8. La   rappresentanza   diplomatica   o   consolare,   alla   quale   sia   pervenuta   la documentazione di cui al comma 6, comunica allo straniero la proposta di contratto di soggiorno per lavoro e rilascia, previa verifica dei presupposti di cui all'articolo 5, il visto d'ingresso, comprensivo del codice fiscale, entro 30 giorni dalla data di richiesta del  visto  da parte dell'interessato, dandone comunicazione, per via telematica, al Ministero dell'Interno,  al  Ministero  del  Lavoro  e  delle  Politiche  Sociali,  all'INPS  ed all'INAIL.  Lo  straniero  viene  informato  dell'obbligo  di  presentazione  allo  Sportello Unico, entro 8 giorni dall'ingresso in Italia, ai sensi dell'articolo 35.

 

Art. 32

Liste degli stranieri che chiedono di lavorare in Italia

 

1. Le liste di lavoratori stranieri che chiedono di  lavorare  in  Italia,  formate  in  attuazione degli accordi di cui all'articolo 21, comma 5, del Testo Unico, sono compilate ed aggiornate per anno solare, distintamente per lavoratori a tempo indeterminato, a  tempo  determinato  e  per  lavoro stagionale, e sono tenute nell'ordine di presentazione delle domande di iscrizione.

2. Ciascuna lista consta di un elenco dei nominativi e delle schede di iscrizione che gli interessati  sono  tenuti  a  compilare  e  sottoscrivere,  su  modello  definito  con  decreto del  Ministro  del  Lavoro  e  delle  Politiche  Sociali,  adottato  di  concerto  con il Ministro degli Affari Esteri e con il Ministro dell'Interno e, per quanto concerne la fattispecie di cui  all'articolo  32-bis,  con  il  concerto  del  Ministro  per  gli  Italiani  nel  Mondo, contenente:

a) Paese d'origine;

b) numero progressivo di presentazione della domanda;

c) complete generalità;

d) tipo  del  rapporto  di  lavoro  preferito,  stagionale,  a  tempo  determinato,  a  tempo indeterminato;

e) capacità  professionali  degli  interessati  o  loro  appartenenza  ad  una  determinata categoria di lavoratori, qualifica o mansione;

f) conoscenza  della  lingua  italiana,  ovvero  di  una  delle  lingue  francese,  inglese  o spagnola, o di altra lingua;

g) eventuali  propensioni  lavorative  o  precedenti  esperienze  di  lavoro  nel  Paese d'origine o in altri Paesi;

h)  l'eventuale  diritto  di  priorità  per  i  lavoratori  stagionali  che  si  trovano  nelle condizioni  previste  dall'articolo  24,  comma  4,  del  Testo  Unico,  attestate  dalla esibizione  del  passaporto  o  altro  documento  equivalente,  da  cui  risulti  la  data  di partenza dall'Italia al termine del precedente soggiorno per lavoro stagionale.

3.  Le  liste  di  cui  al  comma  2  sono  trasmesse,  in  via  telematica,  per  il  tramite della rappresentanza diplomatico-consolare, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che,  previa  verifica  formale  della  rispondenza  ai  criteri  stabiliti,  provvede,  entro  30 giorni  dalla  data  di  ricevimento,  alla  loro  diffusione  mediante  l'inserimento  nel sistema  informativo  delle  Direzioni  Provinciali  del  Lavoro.  Le  predette  liste  sono distinte per Paesi di provenienza. 

4. L'interessato, iscritto nelle liste di lavoratori stranieri di cui al comma 1, ha facoltà di chiedere al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, la propria posizione nella lista.

       

Art. 32-bis

Liste dei lavoratori di origine italiana

 

1. Presso ogni rappresentanza diplomatico-consolare è istituito un elenco dei lavoratori di origine italiana, di cui all'articolo 21, comma 1 del Testo Unico, compilato ed aggiornato secondo le modalità previste dall'articolo 32, commi 1 e 2. La scheda, di cui  all'articolo  32,  comma  2,  contiene,  per  tali  lavoratori,  l'indicazione  del  grado  di ascendenza.

2. Agli iscritti alla lista di cui al comma 1 si applica quanto previsto dall'articolo 32, comma 4. 

3. Ai fini dell'inserimento nel sistema informativo delle Direzioni Provinciali del Lavoro di  cui all'articolo  33, comma 1, il Ministero degli Affari Esteri trasmette al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali i predetti elenchi.

 

Art. 33

Autorizzazione al lavoro degli stranieri iscritti nelle liste

 

1. I dati di cui all'articolo 32 sono immessi nel Sistema Informativo Lavoro (S.I.L.) del Ministero del  Lavoro  e  della  Previdenza  Sociale,  di  cui  all'articolo  11  del  Decreto  Legislativo  23  dicembre 1997, n. 469, e sono posti a disposizione dei datori di lavoro e delle organizzazioni dei lavoratori e dei  datori  di  lavoro  che  ne  fanno  motivata  richiesta,  tramite  le  Direzioni  Provinciali  del  Lavoro.

Fino  alla  completa  attuazione  del  S.I.L.,  i  dati  medesimi  sono  posti  a  disposizione  dei  datori  di lavoro  e  delle  organizzazioni  dei  lavoratori  e  dei  datori  di  lavoro  con  le  modalità  previste dall'articolo 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

2. Le  richieste  di  nulla  osta  al  lavoro  per  ciascun  tipo  di  rapporto  di  lavoro  sono effettuate, anche se riferite ai nominativi iscritti nelle liste, con le modalità di cui agli articoli 30-bis, 30-quinquies e 31. 

2-bis. Nell'ipotesi di richieste numeriche, oltre a quanto previsto nell'articolo 30-bis, lo Sportello Unico acquisisce, tramite procedura telematica, dalle Direzioni Provinciali del Lavoro, i nominativi delle persone iscritte nelle liste di cui all'articolo 21, comma 5, del Testo Unico.

3. Nel caso in cui il datore di lavoro non intenda avvalersi della scelta nominativa, per le richieste numeriche  si  procede  nell'ordine  di  priorità  di  iscrizione  nella  lista,  a  parità  di  requisiti professionali.

 

Art. 34

Titoli di prelazione

 

1. Con  Decreti del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con  il Ministro  dell'Istruzione,  dell'Università  e  della  Ricerca, di intesa  con  la  Conferenza Stato-Regioni, sono fissate le modalità di predisposizione e di svolgimento  dei programmi  di  formazione  e  di  istruzione  da  effettuarsi  nel  Paese  di  origine  ai  sensi dell'articolo  23,  comma  1,  del  Testo  Unico,  e  sono  stabiliti  i  criteri  per  la  loro valutazione.  I  programmi sono presentati al Ministero del Lavoro  e  delle  Politiche Sociali   che,   sentito   il   Ministero   degli   Affari   Esteri,   procede   all'istruttoria   e, congiuntamente  con  il  Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della  Ricerca, provvede alla relativa valutazione e all'eventuale approvazione, dando precedenza ai programmi  validati  dalle  regioni  e  che  siano  coerenti  con  il  fabbisogno  da  queste formalizzato ai sensi dell'articolo 21, comma 4-ter, del Testo Unico.

2. I lavoratori in possesso dell'attestato di qualifica ovvero di frequenza  con certificazione   delle  competenze acquisite, conseguito nell'ambito dei predetti programmi, sono  inseriti  in  apposite  liste  istituite  presso  il  Ministero  del  Lavoro  e delle Politiche Sociali.

3. Le  liste  di  cui  al  comma  2,  distinte  per  Paesi  di  origine,  constano  di  un  elenco  di nominativi  contenente  il  Paese  di  origine,  le  complete  generalità,  la  qualifica professionale, il grado di conoscenza della lingua italiana, il tipo di rapporto di lavoro preferito, stagionale, a tempo determinato o indeterminato, nonché l'indicazione del programma formativo svolto e del rispettivo settore di impiego di destinazione.

4. I dati inseriti in tali liste sono posti a disposizione, tramite il sistema informativo delle Direzioni Provinciali del Lavoro, dei datori di lavoro, che possono procedere con la  richiesta  di  nullaosta  al  lavoro  ai  sensi  dell'articolo  22,  commi  3,  4  e 5,  del  Testo Unico,  oppure  nei  casi  in  cui  abbiano  conoscenza  diretta  degli  stranieri,  con  la richiesta  nominativa  di  nullaosta  di  cui  all'articolo  22,  comma  2,  del  Testo  Unico. Il nullaosta  al  lavoro  per  tali  lavoratori  è  rilasciato  senza  il  preventivo  espletamento degli adempimenti previsti dall'articolo 22, comma 4, del Testo Unico.

5. I lavoratori inseriti nell'elenco hanno un diritto di priorità, rispetto ai cittadini del loro  stesso  Paese,  secondo  l'ordine  di  iscrizione  nelle  liste,  ai  fini  della  chiamata numerica di cui all'articolo 22, comma 3, del Testo Unico. 

6. Nel  caso  di  richieste  numeriche  di  nullaosta  per  lavoro  stagionale,  tale  diritto  di priorità   opera   esclusivamente   rispetto   ai   lavoratori   che   non   si   trovano   nella condizione prevista dall'articolo 24, comma 4, del Testo Unico.

7. Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di cui all'articolo 3, comma 4, del  Testo  Unico,  è  riservata  una  quota  di  ingressi  per  lavoro  subordinato  non stagionale ai lavoratori inseriti nell'elenco che abbiano partecipato all'attività formativa nei paesi di origine, anche sulla base delle indicazioni fornite dalle Regioni, ai sensi dell'articolo 21, comma 4-ter, del Testo Unico. Qualora si verifichino residui nell'utilizzo della quota riservata, trascorsi nove mesi dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente   del Consiglio dei Ministri, la stessa rientra nella disponibilità della quota di lavoro subordinato.

8. Entro  i  limiti  della  riserva  fissata  ai  sensi  del  comma  7,  il  Ministero  del  Lavoro  e

delle  Politiche  Sociali  provvederà  alla  ripartizione  della  relativa  quota  di  ingressi, tenendo conto in via prioritaria delle richieste di manodopera da impiegare nelle aree di destinazione lavorativa dei cittadini extracomunitari, individuate nei programmi di istruzione e formazione professionale approvati ai sensi del comma 1.

9. Il Decreto del Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  può  prevedere  che,  in  caso  di esaurimento  della  quota  riservata  prevista  al  comma  7,  siano  ammessi  ulteriori ingressi, sulla base di effettive richieste di lavoratori formati ai sensi dell'articolo 23 del Testo Unico.

10. Ai  partecipanti  ai  corsi  di  formazione  destinati  ai  lavoratori  autonomi  stranieri, inseriti  in  appositi  elenchi,  è  riservata,  con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri,  di  cui  all'articolo  3,  comma  4,  del  Testo  Unico,  una  quota  stabilita  a  livello nazionale.

 

Art. 35

Stipula del contratto di soggiorno per lavoro subordinato

 

1. Entro  8  giorni  dall'ingresso  nel  territorio  nazionale,  il  lavoratore  straniero  si  reca presso  lo  Sportello  Unico  competente  che,  a  seguito  di  verifica  del  visto  rilasciato dall'autorità  consolare  e  dei  dati  anagrafici  del  lavoratore  straniero,  consegna  il certificato  di  attribuzione  del  codice  fiscale.  Nello  stesso  termine,  il  lavoratore straniero,  previa  esibizione  di  un  titolo  idoneo  a  comprovare  l'effettiva  disponibilità dell'alloggio,  della  richiesta  di  certificazione  d'idoneità  alloggiativa,  nonché  della dichiarazione di impegno al pagamento delle spese di viaggio di cui all'articolo 5-bis, comma 1, lettera b), del Testo Unico, sottoscrive il contratto di soggiorno per lavoro, senza apporre  modifiche  o  condizioni  allo  stesso,  che  viene  conservato  presso  lo Sportello medesimo. 

2. Copia del contratto di soggiorno sottoscritto è trasmessa dallo Sportello Unico, ove possibile, in via telematica, al Centro per l'impiego, all'autorità consolare competente, nonché al datore di lavoro. 

3. Lo  Sportello  Unico  competente  richiede  l'annullamento  dei  codici  fiscali  non consegnati  nel  termine  di  diciotto  mesi  dal  rilascio  del  nullaosta,  ovvero  conferma l'avvenuta  consegna,  secondo  le  modalità  determinate  con  il  decreto  del  Ministro dell'Interno  di  cui  all'articolo  11,  comma  2,  con  la  contestuale  indicazione  del  dato relativo al domicilio fiscale dello straniero.

 

Art. 36

Rilascio del permesso di soggiorno per lavoro

 

1. All'atto della sottoscrizione del contratto di soggiorno per lavoro, ai sensi dell'articolo 35, comma 1, lo Sportello Unico provvede a far sottoscrivere al lavoratore straniero  il  modulo  precompilato  di  richiesta  del  permesso  di  soggiorno,  i  cui  dati sono, contestualmente, inoltrati alla questura competente per il rilascio del permesso di  soggiorno,  tramite  procedura  telematica.  Si  applicano  le  disposizioni  di  cui all'articolo 11, comma 2-bis.

2. Lo Sportello provvede, altresì, a comunicare allo straniero la data della convocazione stabilita dalla questura per i rilievi fotodattiloscopici, previsti dall'articolo 5, comma 2-bis, del Testo Unico.

 

Art. 36-bis

Variazioni del rapporto di lavoro

 

1. Per l’instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro, fermo restando quanto previsto dall'articolo 37, deve essere sottoscritto un nuovo contratto di soggiorno per lavoro, anche ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, di cui all'articolo 13. 

2. Il datore di lavoro deve comunicare allo Sportello Unico, entro 5 giorni dall'evento, la data d'inizio e la data di cessazione del rapporto di lavoro con il cittadino straniero, ai sensi dell'articolo 37, nonché il trasferimento di sede del lavoratore, con la relativa decorrenza.

 

Art. 37

Iscrizione nelle liste o nell'elenco anagrafico finalizzata al collocamento del lavoratore licenziato, dimesso o invalido

 

1. Quando il lavoratore straniero perde il posto di lavoro ai sensi della normativa in vigore  in materia di licenziamenti collettivi, l'impresa che lo ha assunto deve darne comunicazione allo Sportello Unico e al Centro per l'impiego competenti entro 5 giorni dalla  data  di  licenziamento.  Il  Centro  per  l'impiego  procede,  in  presenza  delle condizioni  richieste  dalla  rispettiva  disciplina  generale,  all'iscrizione  dello  straniero nelle  liste  di  mobilità,  anche  ai  fini  della  corresponsione  della  indennità  di  mobilità ove spettante, nei limiti del periodo di residua validità del permesso di soggiorno e, comunque, salvo che per il lavoratore stagionale,  per  un  periodo  non inferiore a  sei mesi.  Qualora  il  licenziamento  collettivo  non  dia  luogo  all'iscrizione  nelle  liste  di mobilità si applica la disposizione del comma 2.

2. Quando il licenziamento è disposto a norma delle leggi in vigore per il licenziamento  individuale,  ovvero  in  caso  di  dimissioni,  il  datore  di  lavoro  ne  dà comunicazione   entro   5   giorni   allo   Sportello   Unico   e   al   Centro   per   l'impiego competenti. Lo straniero, se interessato a far risultare lo stato di disoccupazione, per avvalersi  della  previsione  di  cui  all'articolo  22,  comma  11,  del  Testo  Unico,  deve presentarsi, non oltre il quarantesimo giorno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, presso il Centro per l'impiego e rendere la dichiarazione, di cui all'articolo 2, comma  1,  del  Decreto  Legislativo  21  aprile  2000,  n.  181,  così  come  sostituito  dal Decreto  Legislativo  19  dicembre  2002,  n.  297,  che  attesti  l'attività  lavorativa precedentemente svolta, nonché l'immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa, esibendo il proprio permesso di soggiorno.

3. Il Centro per l'impiego provvede all'inserimento del lavoratore nell'elenco anagrafico,  di  cui  all'articolo  4  del  Decreto  del  Presidente  della  Repubblica  7  luglio 2000,  n.  442,  ovvero  provvede  all'aggiornamento  della  posizione  del  lavoratore qualora già inserito. Il lavoratore mantiene l'inserimento in tale elenco per il periodo di  residua  validità  del  permesso  di  soggiorno  e,  comunque,  ad  esclusione  del lavoratore stagionale, per un periodo complessivo non inferiore a sei mesi.

4. Il Centro per l'impiego notifica, anche per via telematica,  entro  10  giorni,  allo Sportello Unico la data di effettuazione dell'inserimento nelle liste di cui al comma 1 ovvero  nella  registrazione  dell'immediata  disponibilità  del  lavoratore  nell'elenco anagrafico  di  cui  al  comma  2,  specificando,  altresì,  le  generalità  del  lavoratore straniero e gli estremi del rispettivo permesso di soggiorno. 

5.  Quando,  a  norma  delle  disposizioni  del  Testo  Unico  e  del  presente  articolo,  il lavoratore  straniero  ha  diritto  a  rimanere  nel  territorio  dello  Stato  oltre  il  termine fissato dal permesso di soggiorno, la questura rinnova il permesso medesimo, previa documentata  domanda  dell'interessato,  fino  a  sei  mesi  dalla  data  di  iscrizione  nelle liste di cui al comma 1 ovvero di registrazione nell'elenco di cui al comma 2. Il rinnovo del permesso è subordinato all'accertamento, anche per via telematica, dell'inserimento  dello  straniero nelle liste di  cui  al  comma  1  o  della  registrazione nell'elenco di cui al comma 2. Si osservano le disposizioni dell'articolo 36-bis.

6. Allo scadere del permesso di soggiorno, di cui al comma  5,  lo  straniero  deve lasciare  il  territorio  dello  Stato,  salvo  risulti  titolare  di  un  nuovo  contratto  di soggiorno  per  lavoro ovvero abbia diritto al permesso di soggiorno ad altro titolo, secondo la normativa vigente.

7.  Nel  caso  di  straniero  regolarmente  soggiornante  per  motivo  di  lavoro  o  per  un motivo   che   consente   il   lavoro   subordinato,   che   sia   dichiarato   invalido   civile, l'iscrizione delle liste di cui all'articolo 8 della Legge 12 marzo 1999, n. 68, equivale all'iscrizione ovvero alla registrazione di cui ai commi 1 e 2.


Art. 38

Accesso al lavoro stagionale

 

1. Il nullaosta al lavoro stagionale, anche con riferimento all'accorpamento di gruppi di lavori di più breve periodo da svolgere presso diversi datori di lavoro, ha validità da 20 giorni ad un massimo di  nove  mesi  decorrenti  dalla  data  di  sottoscrizione del contratto  di  soggiorno.  Il  nullaosta  è  rilasciato  dallo  Sportello  Unico,  per  la  durata corrispondente a quella del lavoro stagionale richiesto, non oltre 20 giorni dalla data di ricevimento  delle  richieste  di  assunzione  del  datore  di  lavoro,  con  le  modalità definite dagli articoli 30-bis e 31, commi 1, limitatamente alla parte in cui si prevede la richiesta di parere al questore, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e nel rispetto del diritto di precedenza in favore dei lavoratori stranieri, di cui all'articolo 24, comma 4, del Testo Unico. 

1-bis. In caso di richiesta numerica, redatta secondo le modalità di cui all'articolo 30-bis, lo Sportello Unico procede all'immediata comunicazione della stessa, anche per via telematica, al Centro per l'impiego competente che, nel termine di cinque giorni, verifica l'eventuale disponibilità di lavoratori nazionali, comunitari o extracomunitari regolarmente iscritti nelle liste di collocamento o, comunque, censiti come disoccupati in cerca  di  occupazione  a  ricoprire  l'impiego  stagionale  offerto.  Si  applicano  le disposizioni  di  cui  agli  articoli  30-quinquies,  comma  2  e  30-sexies.  I  termini  ivi previsti sono ridotti della metà. 

1-ter In caso di certificazione negativa pervenuta dal Centro per l'impiego o di espressa conferma della richiesta di nulla osta o, comunque, nel caso di decorso di 10 giorni  senza alcun  riscontro da parte del  Centro per l'impiego, lo Sportello Unico dà ulteriore corso alla procedura.

2. Ai  fini  dell'autorizzazione,  i  lavoratori  stranieri  che  hanno  fatto  rientro  nello  Stato  di provenienza  alla  scadenza  del  permesso  di  soggiorno  rilasciato  l'anno  precedente  per  lavoro stagionale  hanno  diritto  di  precedenza  presso  lo  stesso  datore di lavoro  o nell'ambito  delle medesime  richieste  cumulative,  nonché  nelle  richieste senza  indicazione  nominativa,  rispetto  ai lavoratori stranieri che non si trovano nelle stesse condizioni.

3. Per le attività  stagionali,  le  richieste  di  autorizzazione  al  lavoro  possono  essere presentate anche dalle associazioni di categoria per conto dei loro associati.

4. La autorizzazione al lavoro stagionale a più datori di lavoro che impiegano lo stesso lavoratore straniero  per  periodi  di  lavoro  complessivamente compresi  nella  stagione,  nel  rispetto  dei  limiti temporali, minimi e massimi, di cui all'articolo 24, comma 3, del Testo Unico, deve essere unica, su richiesta dei datori di lavoro, anche cumulativa, presentata contestualmente, ed è rilasciata a ciascuno di essi. Sono ammesse ulteriori autorizzazioni anche a richiesta di datori di lavoro diversi, purché nell'ambito del periodo massimo previsto.

5. Ai fini della verifica della corrispondenza del trattamento retributivo ed assicurativo offerto allo straniero con quello previsto dai contratti collettivi nazionali di categoria, lo Sportello Unico si conforma  alle  convenzioni  di  cui  all'articolo  24,  comma  5,  del  Testo  Unico,  eventualmente stipulate.

6. (Soppresso).

7. I  lavoratori  stranieri  che  hanno  fatto  rientro  nello  Stato  di  provenienza  alla  scadenza del permesso di soggiorno rilasciato l'anno precedente per lavoro stagionale, i quali sono autorizzati a tornare in Italia per un ulteriore periodo di lavoro stagionale, ed ai quali sia offerto un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, nei limiti delle quote di cui all'articolo 29, possono richiedere alla questura il rilascio del permesso di soggiorno, osservate le disposizioni dell'articolo  9  del  presente  Regolamento.  Il  permesso  di  soggiorno  è rilasciato entro 20 giorni dalla presentazione della domanda, se sussistono i  requisiti  e  le  condizioni  previste  dal  Testo Unico e dal presente articolo.

 

Art. 38-bis

Permesso pluriennale per lavoro stagionale

 

1. Il datore di lavoro dello straniero che si trova nelle condizioni di cui all'articolo 5, comma 3-ter, del Testo Unico, può richiedere il rilascio del nullaosta al lavoro pluriennale in favore del medesimo lavoratore. Lo Sportello Unico, accertati i requisiti di cui al medesimo articolo, rilascia il nullaosta secondo le modalità di cui all'articolo 38.

2. Il nullaosta triennale è rilasciato con l'indicazione del periodo di validità, secondo quanto previsto dall'articolo 5, comma 3-ter, del Testo Unico. 

3.  Sulla  base  del  nullaosta  triennale  al  lavoro  stagionale,  i  visti  di  ingresso  per  le annualità successive alla prima sono concessi dall'autorità consolare, previa esibizione della proposta di contratto di soggiorno per lavoro stagionale, trasmessa al lavoratore interessato dal datore di lavoro, che provvede, altresì, a trasmetterne copia allo Sportello  Unico competente. Entro 8 giorni dalla data di ingresso nel territorio nazionale, il lavoratore straniero si reca presso lo Sportello Unico per sottoscrivere il contratto di soggiorno per lavoro, secondo le disposizioni dell'articolo 35.

4. Il rilascio dei nullaosta pluriennali avviene nei limiti delle quote di ingresso per lavoro  stagionale. I nullaosta pluriennali e la rispettiva loro estensione temporale annuale sono  considerati in sede di determinazione dei flussi relativi agli anni successivi a quello di rilascio.

 

Art. 39

Disposizioni relative al lavoro autonomo

 

1. Lo straniero che intende svolgere in Italia attività per le quali è richiesto il possesso di  una autorizzazione o licenza o l'iscrizione in apposito registro o albo, ovvero la presentazione di una dichiarazione o denuncia, ed ogni altro adempimento amministrativo  è tenuto  a  richiedere  alla competente  autorità  amministrativa,  anche tramite  proprio  procuratore,  la  dichiarazione  che  non  sussistono  motivi  ostativi  al rilascio del titolo abilitativo o autorizzatorio, comunque denominato, osservati i criteri e le procedure previsti per il rilascio dello stesso. Oltre a quanto previsto dagli articoli 49, 50 e 51, per  le  attività  che richiedono l'accertamento di specifiche idoneità professionali  o  tecniche,  il  Ministero delle Attività Produttive  o  altro  Ministero  o diverso  organo  competente  per  materia  provvedono,  nei  limiti  delle  quote  di  cui all'articolo  3,  comma  4,  del  Testo  Unico,  al  riconoscimento dei titoli o degli attestati delle capacità professionali rilasciati da Stati esteri.

2. La dichiarazione è rilasciata quando sono soddisfatte tutte le condizioni  e  i presupposti  previsti  dalla  legge  per  il  rilascio  del  titolo  abilitativo  o  autorizzatorio richiesto,  salvo,  nei  casi  di  conversione  di  cui  al  comma  9,  l'effettiva  presenza  dello straniero in Italia in possesso del prescritto permesso di soggiorno.

3. Anche per le attività che non richiedono il rilascio di alcun titolo abilitativo o autorizzatorio,  lo  straniero  è  tenuto  ad  acquisire  presso  la  Camera  di  commercio, industria,  artigianato e  agricoltura  competente  per  il  luogo  in  cui  l'attività  lavorativa autonoma   deve   essere   svolta,   o   presso   il   competente   ordine   professionale, l'attestazione  dei  parametri  di  riferimento  riguardanti  la  disponibilità  delle  risorse finanziarie  occorrenti  per  l'esercizio  dell'attività.  Tali  parametri  si  fondano  sulla disponibilità  in  Italia,  da  parte  del  richiedente,  di  una  somma  non  inferiore  alla capitalizzazione, su base annua, di un importo mensile pari all'assegno sociale.

4. La dichiarazione di cui al comma 2 e l'attestazione di cui al comma 3 sono rilasciate, ove  richieste,  a  stranieri  che  intendano  operare  come  soci  prestatori  d'opera  presso società, anche cooperative, costituite da almeno tre anni.

5. La dichiarazione di cui al comma 2, unitamente a copia della domanda e della documentazione prodotta per il suo rilascio, nonché l'attestazione della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di cui al comma 3 devono essere presentate, anche tramite procuratore, alla questura territorialmente competente, per l'apposizione del nullaosta provvisorio ai fini dell'ingresso.

6. Il nullaosta provvisorio è posto in calce alla dichiarazione di cui al comma 2 entro 20 giorni dalla data di ricevimento, previa verifica che non sussistono, nei confronti dello straniero, motivi ostativi all'ingresso e al soggiorno nel territorio dello Stato per motivi di lavoro autonomo. La dichiarazione provvista del nullaosta è rilasciata all'interessato o al suo procuratore.

7. La dichiarazione, l'attestazione, ed il nullaosta di cui ai commi 2, 3 e 5, di data non anteriore  a  tre  mesi,  sono  presentati  alla  rappresentanza  diplomatica  o  consolare competente  per  il  rilascio  del  visto  di  ingresso,  la  quale,  entro  30  giorni,  provvede  a norma  dell'articolo  26,  comma  5,  del  Testo  Unico,  previo  accertamento  dei  requisiti richiesti   sulla   base   della   normativa   e   della   documentazione   presentata.   La rappresentanza diplomatica o consolare, nel rilasciare il visto, ne dà comunicazione al Ministero  dell'Interno,  all'INPS  e  all'INAIL  e  consegna  allo  straniero  la  certificazione dell'esistenza dei requisiti di cui al presente comma, ai fini del rilascio del permesso di soggiorno per lavoro autonomo.

8. La questura territorialmente competente provvede al rilascio del permesso di soggiorno.

9. Oltre a quanto previsto dall'articolo 14, lo straniero già presente in Italia, in possesso  di  regolare  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di  studio  o  di  formazione professionale,  può  richiedere  la  conversione  del  permesso  di  soggiorno  per  lavoro autonomo. A tale fine, lo Sportello Unico, su richiesta dell'interessato, previa verifica della  disponibilità  delle  quote  d'ingresso per lavoro autonomo, determinate  a  norma dell'articolo 3, comma 4, del Testo Unico, rilascia la certificazione di cui all'articolo 6, comma 1, del Testo Unico, sulla base della documentazione di cui ai commi 1, 2 e 3. Lo Sportello Unico provvede a far sottoscrivere all'interessato il modulo per la richiesta di rilascio del permesso di  soggiorno per lavoro autonomo, i cui dati sono, contestualmente, inoltrati alla questura competente, tramite procedura telematica. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 11, comma 2-bis.

 

Art. 40

Casi particolari di ingresso per lavoro

 

1. Il nullaosta al lavoro per gli stranieri di cui all'articolo 27, commi 1 e 2, del Testo Unico, quando richiesto, è rilasciato, fatta eccezione per i lavoratori di cui alle lettere d) e r-bis) del comma 1 del medesimo articolo, senza il preventivo espletamento degli adempimenti  previsti dall'articolo 22, comma 4, del Testo Unico. Si osservano le modalità previste  dall'articolo  30-bis,  commi  2  e  3,  e  quelle  ulteriori  previste  dal presente articolo. Il nullaosta al lavoro è rilasciato al di fuori delle quote stabilite con il decreto di cui all'articolo 3, comma 4, del Testo Unico.

2. Salvo diversa disposizione di legge o di regolamento, il nullaosta al lavoro non può essere  concesso  per  un  periodo  superiore  a  quello  del  rapporto  di  lavoro  a  tempo determinato e, comunque, a due anni; la proroga oltre il predetto limite biennale, se prevista,  non  può  superare  lo  stesso  termine  di  due  anni.  Per  i  rapporti  di  lavoro a   tempo indeterminato di cui ai  commi  6  e  21  il  nullaosta  al  lavoro  viene  concesso a tempo indeterminato. La validità del nullaosta deve essere espressamente indicata nel provvedimento.

3. Salvo quanto previsto dai commi 9, lettera a), 12, 14, 16 e 19 del presente articolo e dal comma 2 dell'articolo 27 del Testo Unico, il nullaosta al lavoro è rilasciato dallo Sportello Unico. Ai fini del visto d'ingresso e della richiesta del permesso di soggiorno, il  nullaosta  al  lavoro  deve  essere  utilizzato  entro  120  giorni  dalla  data  del  rilascio, osservate  le  disposizioni degli articoli 31, commi 1, limitatamente alla richiesta del parere del questore, 2, 4, 5, 6, 7 e 8.

4. Fatti  salvi,  per  gli  stranieri  di  cui  all'articolo  27,  comma  1,  lettera  f),  del  Testo Unico,  i  più  elevati  limiti  temporali  previsti  dall'articolo  5,  comma  3,  lettera  c),  del medesimo Testo Unico, il visto d'ingresso e il permesso di soggiorno per gli stranieri di cui al presente articolo sono rilasciati per il tempo indicato nel nullaosta al lavoro o, se questo non è richiesto, per il tempo strettamente corrispondente alle documentate necessità.

5. Per i lavoratori di cui all'articolo 27, comma 1, lettera  a), del Testo Unico, il nullaosta  al  lavoro  si  riferisce  ai  dirigenti  o  al  personale  in  possesso  di  conoscenze particolari che, secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato all'azienda distaccataria,  qualificano l'attività come altamente specialistica, occupati da almeno sei mesi   nell'ambito   dello   stesso   settore   prima   della   data   del   trasferimento temporaneo, nel rispetto degli impegni derivanti dall'Accordo GATS, ratificato e reso esecutivo   in   Italia   con   la   legge   29   dicembre   1994,   n.   747.   Il   trasferimento temporaneo,   di   durata   legata   all'effettiva   esigenza   dell'azienda,   definita   e predeterminata nel tempo, non può superare, incluse le eventuali proroghe, la durata complessiva  di  cinque  anni.  Al  termine  del  trasferimento  temporaneo  è  possibile l'assunzione a tempo determinato o indeterminato presso l'azienda distaccataria.

6. Per il personale di cui all'articolo 27, comma 1, lettere b) e c), del Testo Unico, il nullaosta al lavoro è subordinato alla richiesta di assunzione anche a  tempo indeterminato  dell'università  o  dell'istituto  di  istruzione  superiore  e  di  ricerca, pubblici  o privati, che attesti il possesso  dei  requisiti  professionali  necessari  per l'espletamento delle relative attività.

7.  Per  il  personale  di  cui  all'articolo  27,  comma  1,  lettera  d),  del  Testo  Unico,  la richiesta deve essere presentata o direttamente dall'interessato, corredandola del contratto  relativo  alla  prestazione  professionale  da  svolgere  in  Italia,  oppure  dal datore di lavoro in caso di assunzione in qualità di lavoratore subordinato, nonché del titolo  di  studio  o  attestato  professionale  di  traduttore  o  interprete,  specifici  per  le lingue richieste, rilasciati, rispettivamente, da una scuola statale o da ente pubblico o altro  istituto  paritario,  secondo  la  legislazione  vigente  nello  Stato  del  rilascio, debitamente  vistati,  previa  verifica  della  legittimazione  dell'organo  straniero  al rilascio   dei   predetti   documenti,   da   parte   delle   rappresentanze   diplomatiche   o consolari competenti. 

8.  Per  i  lavoratori  di  cui  all'articolo  27,  comma  1,  lettera  e),  del  Testo  Unico,  deve

essere acquisito il contratto di lavoro autenticato dalla rappresentanza diplomatica o consolare.  Il  nullaosta  al  lavoro  non  può  essere  rilasciato  a  favore  dei  collaboratori

familiari di cittadini stranieri. 

9. La lettera f) del comma 1 dell'articolo 27 del Testo Unico, si riferisce agli stranieri che, per finalità formativa, debbono svolgere in unità produttive del nostro Paese:

a) attività nell'ambito  di  un  rapporto  di  tirocinio  funzionale  al  completamento  di  un percorso di formazione professionale, ovvero

b) attività di addestramento sulla base di un provvedimento di trasferimento temporaneo o di distacco assunto dall'organizzazione dalla quale dipendono.

10. Per  le  attività  di  cui  alla  lettera  a)  del  comma  9  non  è  richiesto  il  nullaosta  al lavoro  e  il  visto  di  ingresso  per  motivi  di  studio  o  formazione  viene  rilasciato  su richiesta  dei  soggetti  di  cui  all'articolo  2,  comma  1,  del  Decreto  del  Ministro  del Lavoro  e  della  Previdenza  sociale  25  marzo  1998,  n.  142,  nei  limiti  del  contingente annuo  determinato  ai  sensi  del  comma  6  dell'articolo  44-bis.  Alla  richiesta  deve essere unito il progetto formativo, redatto ai sensi delle norme attuative dell'articolo 18 della Legge 24 giugno 1997, n. 196, vistato dalla Regione. Per le attività di cui al comma  9, lettera b), il nullaosta al lavoro viene rilasciato dallo Sportello Unico, su richiesta dell'organizzazione presso la quale si svolgerà l'attività lavorativa a finalità formativa.  Alla  richiesta deve essere allegato un progetto formativo, contenente anche indicazione della durata dell'addestramento, approvato dalla Regione.

11. Per  i  lavoratori,  di  cui  all'articolo  27,  comma  1,  lettera  g),  del  Testo  Unico,  il nullaosta  al lavoro  può essere  richiesto solo da organizzazione o impresa, italiana o straniera, operante nel territorio italiano, con proprie sedi, rappresentanze o filiali, e può riguardare, soltanto, prestazioni qualificate di lavoro subordinato, intendendo per tali  quelle  riferite  all'esecuzione  di  opere  o  servizi  particolari,  per  i  quali  occorre esperienza specifica nel contesto complessivo dell'opera o del servizio stesso, per un numero limitato di lavoratori. L'impresa estera deve garantire lo stesso trattamento minimo   retributivo del contratto collettivo nazionale di categoria applicato ai lavoratori  italiani  o  comunitari  nonché  il  versamento dei  contributi  previdenziali ed assistenziali previsti dall'ordinamento italiano.

12. Per  gli  stranieri  di  cui  all'articolo  27,  comma  1,  lettera  h),  del  Testo  Unico, dipendenti da società straniere appaltatrici dell'armatore chiamati all'imbarco su navi italiane da crociera per lo svolgimento di servizi complementari di cui all'articolo 17 della legge 5 dicembre 1986, n. 856, si osservano le specifiche disposizioni di legge che disciplinano la materia e non è necessaria l'autorizzazione al lavoro. I relativi visti d'ingresso sono rilasciati dalle rappresentanze diplomatiche o consolari entro termini abbreviati e con procedure semplificate definite con le istruzioni di cui all'articolo 5, comma 3. Essi consentono la permanenza a bordo della nave anche quando la stessa naviga nelle acque territoriali o staziona in un porto nazionale. In caso di sbarco, si osservano le disposizioni in vigore per il rilascio del permesso di soggiorno. Restano ferme le disposizioni in vigore per il rilascio dei visti di transito.

13. Nell'ambito di quanto previsto all'articolo 27, comma 1, lettera i), del Testo Unico, è  previsto  l'impiego  in  Italia,  di  gruppi  di  lavoratori  alle  dipendenze,  con  regolare contratto di lavoro, di datori di lavoro, persone fisiche o giuridiche, residenti o aventi sede all'estero,  per  la  realizzazione  di  opere  determinate  o  per  la  prestazione  di servizi oggetto  di  contratti  di  appalto  stipulati  con  persone  fisiche  o  giuridiche, italiane o straniere residenti in Italia ed ivi operanti. In tali casi il nullaosta al lavoro da  richiedersi  a  cura  dell'appaltante,  il  visto  d'ingresso  e  il  permesso  di  soggiorno sono rilasciati per il tempo strettamente necessario alla realizzazione dell'opera o alla prestazione del  servizio, previa comunicazione, da parte  del  datore  di  lavoro,  agli organismi  provinciali  delle  organizzazioni  sindacali  dei  lavoratori  comparativamente più rappresentative nel settore interessato. L'impresa estera deve garantire ai propri dipendenti in trasferta sul territorio italiano lo stesso trattamento minimo retributivo del contratto collettivo nazionale  di categoria applicato ai lavoratori italiani o comunitari, nonché il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali.

14. Per i lavoratori dello spettacolo di cui all'articolo 27, comma 1, lettere l), m), n) e o), del Testo Unico, il nullaosta al lavoro, comprensivo del codice fiscale, è rilasciato dalla Direzione Generale per l'Impiego - Segreteria del Collocamento dello Spettacolo di Roma e dall'Ufficio Speciale per il Collocamento dei Lavoratori dello Spettacolo per la  Sicilia  di  Palermo, per un periodo  iniziale  non  superiore  a  dodici  mesi,  salvo proroga,  che,  nei  casi di cui alla  lettera  n),  può  essere  concessa,  sulla  base  di documentate  esigenze,  soltanto per consentire la chiusura dello spettacolo ed esclusivamente per la prosecuzione del rapporto di lavoro con il medesimo datore di lavoro. Il rilascio del nullaosta è comunicato, anche per via telematica, allo Sportello Unico della provincia ove ha sede legale l'impresa, ai fini della stipula del contratto di soggiorno per lavoro.

15. I visti  d'ingresso  per gli artisti stranieri che effettuano  prestazioni  di  lavoro autonomo di breve durata e, comunque, inferiori a 90 giorni, sono rilasciati al di fuori delle quote di cui all'articolo 3, comma 4, del Testo Unico, con il vincolo che gli artisti interessati  non  possano  svolgere  attività  per  un  produttore  o  committente  di spettacolo diverso da quello per il quale il visto è stato rilasciato.

16. Per gli sportivi stranieri di cui all'articolo 27, comma 1, lettera p), e comma 5-bis, del  Testo Unico, il nullaosta al lavoro  è  sostituito  dalla  dichiarazione  nominativa  di assenso  del  Comitato  Olimpico  Nazionale  Italiano  (CONI),  comprensiva  del  codice fiscale,   sulla   richiesta,   a   titolo   professionistico   o   dilettantistico,   della   società destinataria delle prestazioni sportive, osservate le disposizioni della Legge 23 marzo 1981, n. 91. La dichiarazione nominativa di assenso è richiesta anche quando si tratti di  prestazione  di  lavoro autonomo. In caso di lavoro subordinato,  la  dichiarazione nominativa  d'assenso  è  comunicata, anche per via telematica, allo Sportello Unico della  provincia  ove  ha  sede  la  società  destinataria  delle  prestazioni  sportive,  ai  fini della  stipula  del  contratto  di  soggiorno per lavoro. La dichiarazione  nominativa  di assenso e il permesso di soggiorno di cui al presente comma possono essere rinnovati anche al fine di consentire il trasferimento degli sportivi stranieri tra società sportive nell'ambito della medesima federazione.

17. Gli ingressi per lavoro autonomo, nei casi di cui al comma 16, sono considerati al di fuori  delle  quote  stabilite  con  il  decreto  di  cui  all'articolo  3,  comma  4,  del  Testo Unico.  Al  fine  dell'applicazione  dell'articolo  27,  comma  5-bis,  del  Testo  Unico,  le aliquote d'ingresso stabilite per gli sportivi stranieri ricomprendono le prestazioni di lavoro subordinato e di lavoro autonomo e sono determinate sulla base dei calendari e  delle  stagioni  sportive  federali  e  non  si  applicano  agli  allenatori  ed  ai  preparatori atletici. Lo straniero titolare di permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro o per  motivi  familiari  può  essere tesserato dal CONI,  nell'ambito  delle  quote  fissate dall'articolo 27, comma 5-bis, del Testo Unico.

18. Nell'ipotesi  in  cui  la  dichiarazione  di  assenso  rilasciata  dal  CONI  riguardi  un cittadino  extracomunitario  minore,  la  richiesta  della  predetta  dichiarazione  deve essere  corredata  dall'autorizzazione  rilasciata  dalla  Direzione  Provinciale  del  Lavoro competente ai sensi dell'articolo 6, comma 2, del Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n. 345,  sulla  base  dell'istruttoria  effettuata  dalla  federazione  sportiva  nazionale  di appartenenza della società destinataria della prestazione sportiva.

19. Per i lavoratori di cui all'articolo 27, comma 1, lettera q), del Testo Unico, e per quelli occupati alle dipendenze di rappresentanze diplomatiche o consolari o di enti di diritto internazionale aventi sede in Italia, il nullaosta al lavoro non è richiesto.

20. Per gli stranieri di cui all'articolo 27, comma 1, lettera r), del Testo Unico, il nullaosta   al lavoro è rilasciato nell'ambito, anche numerico, degli accordi internazionali in vigore,  per  un  periodo  non  superiore  ad  un  anno,  salvo  diversa indicazione  degli  accordi  medesimi. Se si tratta di  persone  collocate  alla  pari  al  di fuori di programmi di scambio di giovani o di mobilità di giovani, il nullaosta al lavoro non può avere durata superiore a tre mesi. Nel caso di stranieri che giungono in Italia con un visto  per  vacanze-lavoro,  nel  quadro  di  accordi  internazionali  in  vigore  per l'Italia, il nullaosta al lavoro può essere   rilasciato dallo Sportello Unico successivamente all'ingresso dello straniero nel territorio dello Stato, a richiesta del datore di lavoro, per un periodo complessivo non superiore a sei mesi e per non più di tre mesi con lo stesso datore di lavoro.

21. Le disposizioni  di  cui  all'articolo  27,  comma  1,  lettera  r-bis),  del  Testo  Unico, riguardano esclusivamente gli infermieri dotati dello specifico titolo riconosciuto dal   Ministero della Salute. Le strutture sanitarie, sia pubbliche  che  private, sono legittimate all'assunzione degli infermieri, anche a tempo indeterminato,  tramite specifica procedura. Le società di lavoro interinale possono richiedere il nullaosta per l'assunzione  di  tale  personale  previa  acquisizione  della  copia  del  contratto  stipulato con  la  struttura  sanitaria  pubblica  o  privata.  Le  cooperative  sono  legittimate  alla presentazione  della  richiesta  di  nullaosta,  qualora  gestiscano  direttamente  l'intera struttura sanitaria o un reparto o un servizio della medesima.

22. Gli stranieri di cui all'articolo 27, comma 1, lettere a), b), c) e d), del Testo Unico possono far ingresso in Italia anche per effettuare prestazioni di lavoro autonomo. I corrispondenti ingressi per lavoro autonomo sono al di fuori delle quote stabilite con decreto  di  cui  all'articolo  3,  comma  4,  del  Testo  Unico.  In  tali  casi,  lo  schema  di contratto   d'opera   professionale   è,   preventivamente,   sottoposto   alla Direzione Provinciale del Lavoro del luogo di prevista esecuzione del  contratto,  la  quale, accertato  che,  effettivamente,  il  programma  negoziale  non  configura  un  rapporto  di lavoro  subordinato, rilascia la corrispondente certificazione. Tale certificazione, da accludere  alla  relativa  richiesta,  è  necessaria  ai  fini  della  concessione  del  visto  per lavoro autonomo, in applicazione della presente disposizione.

23. Il nullaosta al lavoro e il permesso di soggiorno di cui al presente articolo possono essere rinnovati, tranne nei casi di cui all'articolo 27, comma 1, lettera n), del Testo Unico,  in costanza  dello stesso  rapporto di lavoro, salvo quanto previsto  dal comma 16, previa presentazione, da parte del richiedente, della certificazione comprovante il regolare assolvimento dell'obbligo contributivo. In caso di cessazione del rapporto di lavoro,  il  nullaosta  non  può  essere  utilizzato  per  un  nuovo  rapporto  di  lavoro.  I lavoratori  di  cui all'articolo 27, comma 1, lettere  d),  e)  e  r-bis),  del  Testo  Unico possono  instaurare  un  nuovo  rapporto  di  lavoro  a  condizione  che  la  qualifica  di assunzione  coincida  con  quella  per  cui  è  stato  rilasciato  l'originario  nullaosta.  Si applicano nei loro confronti l'articolo 22, comma 11, del Testo Unico e gli articoli 36-bis  e  37  del  presente  Regolamento. I permessi di soggiorno rilasciati a norma del presente articolo non possono essere convertiti, salvo quanto previsto dall'articolo 14, comma 5.


Art. 41

Archivio anagrafico dei lavoratori extracomunitari

 

1. Gli uffici della pubblica amministrazione,  che  rilasciano  un  titolo  autorizzatorio  o abilitativo per lo svolgimento di un attività di lavoro autonomo e i centri per l'impiego che ricevono dallo straniero la dichiarazione di disponibilità alla ricerca di un'attività lavorativa,  ai  sensi  del Decreto Legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni,  sono  tenuti a comunicare alla questura  e  all'Archivio  anagrafico  dei lavoratori  extracomunitari  costituito  presso  l'Istituto  Nazionale  per  la  Previdenza Sociale,  per  le  annotazioni  di  competenza,  i  casi  in  cui  il  permesso  di  soggiorno  è utilizzato,  a  norma  dell'articolo  14, per un motivo diverso da quello riportato  nel documento. Analoga  comunicazione   al   predetto Archivio è effettuata,  in via informatica  o  telematica,  dalla  questura,  sulla  base dei provvedimenti di rilascio o rinnovo dei permessi di soggiorno, delle  comunicazioni concernenti le iscrizioni o variazioni anagrafiche previste dall'articolo 6, comma 7, del Testo Unico, e di quelle del datore di lavoro effettuate a norma dell'articolo 7 del medesimo Testo Unico.

 

CAPO VI

DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA

 

Art. 42

Assistenza per gli stranieri iscritti al Servizio Sanitario Nazionale

 

1. Lo straniero in possesso del permesso di soggiorno per uno dei motivi di  cui  all'articolo  34, comma 1, del Testo Unico e per il quale sussistono le condizioni ivi previste e tenuto a richiedere l'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale ed è iscritto,  unitamente  ai  familiari  a  carico  negli elenchi  degli  assistibili  dell'Azienda Unità Sanitaria Locale, d'ora in  avanti  indicata  con  la  sigla U.S.L.,  nel  cui  territorio  ha  residenza  ovvero,  in  assenza  di  essa, nel cui territorio ha effettiva dimora, a parità  di  condizioni  con  il  cittadino  italiano.  L'iscrizione  è  altresì  dovuta,  a  parità  di condizioni  con  il  cittadino  italiano  nelle  medesime circostanze, allo straniero regolarmente soggiornante iscritto nelle liste di collocamento. Alle medesime condizioni di parità sono assicurate anche l'assistenza riabilitativa e protesica.

2. In mancanza di iscrizione anagrafica, per luogo di effettiva dimora si intende quello indicato nel permesso di soggiorno, fermo restando il disposto dell'articolo 6, commi 7 e 8, del Testo Unico. L'iscrizione alla U.S.L. è valida per tutta la durata del permesso di soggiorno.

3. Per il lavoratore straniero stagionale l'iscrizione è effettuata, per tutta la durata dell'attività lavorativa, presso l'U.S.L. del comune indicato ai fini del rilascio del permesso di soggiorno.

4. L'iscrizione non decade nella fase di rinnovo del permesso di soggiorno. L'iscrizione cessa altresì per mancato rinnovo, revoca o annullamento del permesso di soggiorno ovvero per espulsione, comunicati alla U.S.L., a cura della questura, salvo che l'interessato  esibisca  la documentazione comprovante la pendenza del ricorso contro i suddetti provvedimenti. L'iscrizione parimenti cessa negli altri casi in cui vengono meno le condizioni di cui al comma 1.

5. L'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale di cui all'articolo 34, comma 1, del Testo Unico, non è dovuta per gli stranieri di cui all'articolo 27, comma 1, lettere a), i) e q), del Testo Unico, che non  siano  tenuti a corrispondere  in  Italia,  per  l'attività  ivi  svolta,  l'imposta sul reddito delle persone fisiche, fermo restando l'obbligo, per sé e per i  familiari  a  carico,  della  copertura assicurativa di cui all'articolo 34, comma 3, del Testo Unico. L'iscrizione non è dovuta neppure per gli stranieri titolari di permesso di soggiorno per affari.

6. Fuori dai casi di cui all'articolo 34, comma 1, del Testo Unico, in alternativa all'assicurazione contro  il  rischio di malattia,  infortunio  e  maternità  prevista  dall'articolo  34,  comma  3,  del medesimo  Testo  Unico,  e  fatta  salva  la  specifica  disciplina  di  cui  al successivo comma 4 dello stesso articolo, concernente gli stranieri regolarmente soggiornanti per motivi di studio o collocati «alla pari», lo straniero che abbia richiesto un permesso di soggiorno di durata superiore a tre mesi, può chiedere l'iscrizione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale, previa corresponsione del contributo prescritto.

 

Art. 43

Assistenza sanitaria per gli stranieri non iscritti al Servizio Sanitario Nazionale

 

1. Ai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti, ma non iscritti al Servizio Sanitario Nazionale, sono assicurate le prestazioni sanitarie urgenti, alle condizioni previste dall'articolo 35, comma 1, del Testo Unico. Gli  stranieri  non  iscritti  al  Servizio  Sanitario  Nazionale  possono  inoltre  chiedere all'azienda  ospedaliera  o  alla  Unità  Sanitaria  Locale  (U.S.L.)  di  fruire,  dietro  pagamento  delle relative tariffe, di prestazioni sanitarie di elezione.

2. Ai  cittadini  stranieri  presenti  nel  territorio  dello  Stato,  non  in  regola  con  le  norme  relative all'ingresso  e  al  soggiorno,  sono  comunque  assicurate,  nei  presidi  sanitari  pubblici  e  privati accreditati, le prestazioni sanitarie previste dall'articolo 35, comma 3, del Testo Unico.

3. La prescrizione e la registrazione delle prestazioni nei confronti degli stranieri privi di permesso di  soggiorno  vengono  effettuate,  nei  limiti  indicati  dall'articolo  35,  comma  3, del Testo Unico, utilizzando un codice regionale a sigla STP (Straniero  Temporaneamente  Presente).  Tale  codice identificativo è composto, oltre che dalla sigla STP, dal codice ISTAT relativo alla struttura sanitaria pubblica che lo rilascia e da un numero progressivo attribuito al momento dei rilascio. Il codice, riconosciuto  su  tutto  il  territorio  nazionale,  identifica  l'assistito  per  tutte  le  prestazioni  di  cui all'articolo  35,  comma 3 del Testo Unico. Tale codice deve essere utilizzato anche per la rendicontazione delle prestazioni effettuate da parte delle strutture pubbliche e private accreditate ai  fini  del  rimborso  e  la  prescrizione,  su  ricettario  regionale,  di  farmaci  erogabili,  a  parità  di condizioni di partecipazione alla spesa con i cittadini italiani, da parte delle farmacie convenzionate.

4. Gli oneri per le prestazioni sanitarie di cui all'articolo 35, comma 3, del Testo Unico, erogate ai soggetti  privi  di  risorse  economiche  sufficienti,  comprese  le  quote  di  partecipazione  alla  spesa eventualmente non versate, sono a carico della U.S.L. competente per il luogo in cui le prestazioni sono  state  erogate.  In  caso  di  prestazioni  sanitarie  lasciate  insolute  dal  cittadino  straniero, l'azienda  ospedaliera  ne  chiede  il  pagamento  alla  U.S.L.,  ovvero,  se  si  tratta  di  prestazioni ospedaliere   urgenti   o   comunque   essenziali,   al   Ministero   dell'Interno,   secondo   procedure concordate.  Lo  stato  d'indigenza  può  essere  attestato  attraverso  autodichiarazione  presentata all'ente sanitario erogante.

5. La comunicazione al Ministero dell'Interno per le finalità di cui al comma 4, è effettuata in forma anonima, mediante il codice regionale S.T.P. di cui al comma 3, con l'indicazione della diagnosi, del tipo di prestazione erogata e della somma di cui si chiede il rimborso.

6. Salvo quanto previsto in attuazione dell'articolo 20 del Testo Unico, le procedure di cui ai commi 4 e 5 si applicano anche nel caso di prestazioni sanitarie effettuate nei  confronti  di  profughi  o sfollati, assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale per effetto di specifiche disposizioni di legge che pongono i relativi oneri a carico dello Stato.

7. Sono fatte salve le disposizioni che disciplinano l'assistenza sanitaria ai cittadini stranieri in Italia sulla  base  di  trattati  o  accordi  internazionali  di  reciprocità,  bilaterali  o multilaterali, sottoscritti dall'Italia. In tal caso. l'U.S.L. chiede il rimborso  eventualmente  dovuto  degli  oneri  per  le prestazioni  erogate  secondo  le  direttive  emanate  dal  Ministero  della  Sanità  in  attuazione  dei predetti accordi.

8. Le Regioni individuano le modalità più opportune per  garantire  che  le  cure  essenziali  e continuative  previste  dall'articolo  35,  comma  3,  del  Testo  Unico,  possono  essere  erogate nell'ambito  delle  strutture  della  medicina  dei  territorio  o  nei  presidi  sanitari,  pubblici e privati accreditati, strutturati in forma poliambulatoriale od ospedaliera, eventualmente in collaborazione con organismi di volontariato aventi esperienza specifica.

 

Art. 44

Ingresso e soggiorno per cure mediche

 

1. Il cittadino straniero che intende effettuare, dietro pagamento dei relativi oneri, cure  mediche  in  Italia,  richiede  il  visto,  alle  condizioni  stabilite  dal  decreto  del Ministro  per gli Affari Esteri, di cui all'articolo 5, comma 3, alla competente rappresentanza  diplomatica  o  consolare  ed  il  relativo  permesso  di  soggiorno  alla questura, allegando la seguente documentazione: 

a) dichiarazione della struttura sanitaria prescelta, pubblica o privata accreditata, che indichi il tipo di cura, la data di inizio e la durata presumibile della stessa, la durata dell'eventuale  degenza  prevista,  osservate  le  disposizioni  in  vigore  per  la  tutela  dei dati personali;

b) attestazione dell'avvenuto deposito di una somma a titolo cauzionale sulla base del costo  presumibile  delle  prestazioni  richieste.  Il  deposito  cauzionale,  in  euro  o  in dollari  statunitensi,  dovrà  corrispondere  al  30  %  del  costo  complessivo  presumibile delle prestazioni richieste e dovrà essere versato alla struttura prescelta;

c) documentazione comprovante la disponibilità in Italia di risorse  sufficienti  per l'integrale  pagamento  delle  spese  sanitarie  e  di  quelle  di  vitto  e  alloggio  fuori  dalla struttura sanitaria e il rimpatrio per l'assistito e per l'eventuale accompagnatore. 

d) certificazione  sanitaria,  attestante  la  patologia  del  richiedente  nel  rispetto  delle disposizioni in materia di  tutela  dei  dati  personali.  La  certificazione  rilasciata all'estero deve essere corredata di traduzione in lingua italiana.

2. Con l'autorizzazione di cui all'articolo 36, comma 2, del Testo Unico sono stabilite le modalità per il trasferimento per cure in Italia nei casi  previsti  dalla  stessa disposizione  e  per  quelli  da effettuarsi nell'ambito dei programmi di cui all'articolo 32, comma 15, della Legge 27 dicembre 1997, n. 449.

 

Art. 44-bis

Visti di ingresso per motivi di studio, borse di studio e ricerca

 

1. E' consentito l'ingresso in territorio nazionale, per motivi  di  studio,  ai  cittadini stranieri che intendono seguire corsi universitari, con le modalità definite dall'articolo 39 del Testo Unico e dall'articolo 46.

2. E' ugualmente  consentito  l'ingresso  nel  territorio  nazionale  per  motivi  di  studio, alle condizioni definite dal Decreto del Ministro degli Affari Esteri, di cui all'articolo 5, comma 3, in favore dei cittadini stranieri:

a) maggiori di età, che intendano seguire corsi superiori di studio o d'istruzione tecnico-professionale, a tempo pieno e di durata determinata, verificata la coerenza dei corsi  da  seguire  in  Italia  con  la  formazione  acquisita  nel  Paese  di  provenienza, accertate le disponibilità economiche di cui all'articolo 5, comma 6, nonché la validità dell'iscrizione o pre-iscrizione al corso da seguire in Italia;

b) minori di età, comunque, maggiori di anni quattordici, i cui genitori o tutori, residenti  all'estero,  intendano  far  seguire  corsi  di  studio  presso  istituti  e  scuole secondarie nazionali statali o paritarie o presso istituzioni accademiche, nell'ambito di programmi di scambi e di iniziative culturali approvati dal Ministero degli Affari Esteri, dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca o dal Ministero per i Beni e le  Attività  Culturali.  Al  di  fuori  di  tali  fattispecie,  l'ingresso  dei  minori  per  studio, limitatamente ai maggiori di anni quindici, è consentito in presenza dei requisiti di cui alla lettera a), nonché accertata l'esistenza di misure di adeguata tutela del minore e la  rispondenza  del  programma  scolastico  da  seguire  in  Italia  alle  effettive  esigenze formative e culturali del beneficiario.

3. E' consentito l'ingresso in Italia ai cittadini stranieri assegnatari di borse di studio accordate dalle amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, da Governi stranieri, da fondazioni ed istituzioni culturali italiane di chiara  fama  ovvero  da  organizzazioni  internazionali,  secondo  le  modalità stabilite dal Decreto di cui all'articolo 5, comma 3.

4. E' consentito l'ingresso in Italia per attività scientifica ai cittadini stranieri che,  a richiesta degli  enti  di  cui  al  comma  3  e  per  motivi  di  preminente  interesse  della Repubblica Italiana, intendano svolgere in territorio nazionale attività di alta cultura o di ricerca avanzata, che non rientrino tra quelle previste dall'articolo 27, comma 1, lettera  c),  del Testo  Unico.  Analogo  visto  e  accordato  al  coniuge  e  ai  figli  minori  al seguito, secondo le modalità stabilite dal decreto di cui all'articolo 5, comma 3.

5. Lo straniero in possesso dei requisiti previsti per il rilascio del visto di studio che intende   frequentare corsi di formazione professionali organizzati da enti di formazione accreditati, secondo le norme attuative dell'articolo 142, comma 1, lettera d), del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112, finalizzati al riconoscimento di una qualifica o, comunque, alla certificazione  delle  competenze  acquisite,  di  durata  non superiore  a  24  mesi,  può  essere autorizzato all'ingresso nel territorio nazionale, nell'ambito del contingente annuale determinato con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di cui al comma 6. La presente disposizione si applica anche agli ingressi per i tirocini formativi di cui all'articolo 40, comma 9, lettera a).

6.  Con  decreto  del  Ministro  del  Lavoro  e  delle  Politiche  Sociali,  di  concerto  con  il Ministro  dell'Interno  e  degli  Affari  Esteri,  sentita  la  Conferenza  permanente  Stato-regioni di cui al Decreto Legislativo 28 agosto l997, n. 28l, e successive modificazioni, da emanarsi entro il 30 giugno di ciascun anno, è determinato il contingente annuale degli  stranieri  ammessi  a  frequentare  i  corsi  di  cui  al  comma  5,  ovvero  a  svolgere  i tirocini  formativi.  In  sede  di  prima  applicazione  della  presente  disposizione,  le rappresentanze  diplomatiche  e  consolari,  nelle  more  dell'emanazione  del  decreto annuale e, comunque, non oltre il 30 giugno, rilasciano i visti di cui al comma 5, previa verifica  dei  requisiti  previsti  dal  medesimo  comma.  Il  numero  di  tali  visti  viene portato  in  detrazione  dal  contingente  annuale  indicato  nel  predetto  decreto.  Per  le annualità successive, si applicano le stesse modalità, ma il numero dei visti rilasciabili anteriormente  alla  data  di  pubblicazione  del  decreto  annuale  di  programmazione  e, comunque,  non  oltre  il  30  giugno  di  ciascun  anno,  non  può  eccedere  il  numero  dei visti rilasciati nel primo semestre dell'anno precedente. Nel caso che la pubblicazione del  decreto  di  programmazione  annuale  non  venga  effettuata  entro  la  scadenza stabilita, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel secondo semestre di ciascun anno, può provvedere, in via transitoria, con proprio decreto, nel limite delle quote stabilite per l'anno precedente.

 

CAPO VII

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ISTRUZIONE DIRITTO ALLO STUDIO E PROFESSIONI

 

Art. 45

Iscrizione scolastica

 

1. I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all'istruzione indipendentemente dalla  regolarità  della  posizione  in  ordine  al  loro  soggiorno,  nelle  forme  e  nei  modi  previsti  per  i cittadini italiani. Essi sono soggetti all'obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. L'iscrizione dei minori stranieri nelle scuole italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni  previsti  per  i  minori  italiani.  Essa  può  essere  richiesta  in  qualunque  periodo  dell'anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva.

2. L'iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado. In mancanza di accertamenti negativi sull'identità dichiarata dell'alunno,  il  titolo  viene  rilasciato  all'interessato  con  i  dati identificativi  acquisiti  al  momento dell'iscrizione.  I  minori  stranieri  soggetti  all'obbligo scolastico  vengono  iscritti  alla  classe corrispondente all'età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l'iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto:

a) dell'ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell'alunno, che può determinare l'iscrizione ad una classe immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all'età anagrafica;

b) dell'accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell'alunno;

c) del corso di studi eventualmente seguito dall'alunno nel Paese di provenienza;

d) del titolo di studio eventualmente posseduto dall'alunno.

3. Il collegio dei docenti formula proposte per la ripartizione degli alunni stranieri nelle classi: la ripartizione è effettuata evitando comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri.

4. Il collegio dei docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento; allo scopo possono essere adottati specifici interventi individualizzati o per gruppi di alunni, per facilitare l'apprendimento della lingua italiana, utilizzando,  ove  possibile,  le  risorse  professionali  della  scuola.  Il  consolidamento  della conoscenza e della pratica della lingua italiana può essere realizzata altresì mediante l'attivazione di  corsi  intensivi  di  lingua  italiana  sulla  base di specifici  progetti,  anche  nell'ambito  delle  attività aggiuntive di insegnamento per l'arricchimento dell'offerta formativa.

5. Il collegio dei docenti formula proposte in ordine ai criteri e alle modalità per la comunicazione tra la scuola e le famiglie degli alunni stranieri. Ove necessario, anche attraverso intese con l'ente locale, l'istituzione scolastica si avvale dell'opera di mediatori culturali qualificati.

6. Allo scopo di realizzare l'istruzione o la formazione degli adulti stranieri il Consiglio di circolo e di istituto promuovono intese con le associazioni straniere, le rappresentanze diplomatiche consolari dei  Paesi  di  provenienza,  ovvero  con  le  organizzazioni  di  volontariato iscritte nel Registro di cui all'articolo 52 allo  scopo di  stipulare  convenzioni  e  accordi  per  attivare  progetti  di  accoglienza; iniziative  di  educazione  interculturale;  azioni a tutela della cultura e della lingua di origine e lo studio delle lingue straniere più diffuse a livello internazionale.

7. Per le finalità di cui all'articolo 38, comma 7, del Testo Unico, le  istituzioni  scolastiche organizzano iniziative di educazione interculturale e provvedono all'istituzione, presso gli organismi deputati all'istruzione e alla formazione in età adulta, di corsi di alfabetizzazione di scuola primaria e secondaria; di corsi di lingua italiana; di percorsi di studio finalizzati al conseguimento del titolo della scuola dell'obbligo; di  corsi  di  studio  per il conseguimento dei diploma di qualifica o del diploma di scuola secondaria superiore; di corsi di istruzione e formazione del personale e tutte le altre  iniziative  di  studio  previste  dall'ordinamento  vigente. A tal  fine  le  istituzioni  scolastiche possono stipulare convenzioni ed accordi nei casi e con le modalità previste dalle disposizioni in vigore.

8. Il Ministro della Pubblica  Istruzione,  nell'emanazione  della  direttiva  sulla  formazione  per l'aggiornamento  in  servizio  del  personale  ispettivo,  direttiva  e  docente,  detta,  disposizioni  per attivare i progetti nazionali e locali sul tema dell'educazione interculturale. Dette iniziative tengono conto delle specifiche realtà nelle quali vivono le istituzioni scolastiche e le comunità degli stranieri al fine di favorire la loro migliore integrazione nella comunità locale.

 

Art. 46

Accesso degli stranieri alle università

 

1. In armonia con gli orientamenti comunitari sull'accesso di studenti stranieri  all'istruzione universitaria, gli atenei, sulla base di criteri predeterminati e in applicazione della regolamentazione  sugli  accessi  all'istruzione  universitaria,  stabiliscono,  entro  il  31  dicembre di ogni anno, il numero dei posti da destinare alla immatricolazione degli studenti stranieri ai corsi di studio  universitari,  per  l'anno  accademico  successivo,  anche  in  coerenza con le esigenze  della politica estera culturale e della cooperazione allo sviluppo, fatti salvi gli accordi di collaborazione universitaria  con  i  Paesi  terzi.  Sono  ammessi  in  soprannumero  ai  predetti  corsi,  per  effetto  di protocolli  esecutivi  di  accordi  culturali  e di programmi  di  cooperazione  allo  sviluppo,  nonché  di accordi  fra  università  italiane  e  università  dei  Paesi  interessati,  studenti  stranieri  beneficiari  di borse di studio, assegnate per l'intera durata dei corsi medesimi, dal Ministero degli Affari Esteri o dal  Governo del Paese di provenienza. Nel caso di accesso  a  corsi  a  numero  programmato l'ammissione  è,  comunque,  subordinata  alla  verifica  delle  capacita  ricettive  delle  strutture universitarie e al superamento delle prove di ammissione. 

2. Sulla base dei dati forniti dalle università al Ministero dell'Università' e della Ricerca Scientifica e Tecnologica  ai  sensi del comma 1, è emanato  il Decreto  di  cui  al  comma  4 dell'articolo 39 del Testo Unico e con successivo provvedimento sono definiti i   conseguenti adempimenti amministrativi per il rilascio del visto di ingresso. A tal fine, la sufficienza dei mezzi di sussistenza è valutata considerando anche le garanzie prestate con le modalità di cui all'articolo 34, le borse di  studio,  i  prestiti  d'onore  ed  i  servizi  abitativi  forniti  da  pubbliche  amministrazioni  o  da  altri soggetti  pubblici  o  privati  italiani,  o  per  i  quali  le  amministrazioni  stesse  o  gli  altri  soggetti attestino che saranno forniti allo studente straniero, a norma del comma 5.

3. Le università italiane istituiscono, anche in convenzione con altre istituzioni formative, con enti locali e con le regioni, corsi di lingua italiana ai quali sono ammessi gli stranieri provenienti dai Paesi  terzi  in  possesso  del  visto  di  ingresso  e  del  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di  studio, rilasciati ai sensi del Decreto di cui al comma 2, nonché gli stranieri indicati all'articolo 39, comma 5, del Testo Unico, i quali non siano in possesso di una certificazione attestante una adeguata conoscenza della lingua italiana. Al termine dei corsi è rilasciato un attestato di frequenza.

4. I visti e i permessi di soggiorno per motivi di studio sono rinnovati agli studenti che nel primo anno  di  corso  abbiano  superato  una  verifica  di  profitto  e  negli  anni  successivi  almeno due verifiche. Per gravi motivi di salute o di forza maggiore, debitamente documentati, il permesso di soggiorno  può  essere  rinnovato  anche  allo  studente  che  abbia  superato  una  sola  verifica  di profitto,  fermo  restando  il  numero  complessivo  di  rinnovi.  Essi  non  possono  essere  comunque rilasciati per più di tre anni oltre la durata del corso di studio. Il permesso di soggiorno può essere ulteriormente rinnovato per conseguire il titolo di specializzazione o il dottorato di ricerca, per la durata complessiva del corso, rinnovabile per un anno. 

5. Gli studenti stranieri accedono, a parità di trattamento con gli studenti italiani, ai servizi e agli interventi per il diritto allo studio di cui alla Legge 2 dicembre 1991, n. 390, compresi gli interventi non destinati alla generalità degli studenti, quali le borse di studio, i prestiti d'onore ed i servizi abitativi, in conformità alle disposizioni previste dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato ai sensi dell'art. 4 della stessa  Legge  n.  390 del 1991, che  prevede  criteri  di  valutazione  del  merito  dei richiedenti,  in  aggiunta  a  quella  delle  condizioni  economiche  degli  stessi  e  tenuto, altresì,   conto   del   rispetto dei tempi previsti dall'ordinamento degli studi. La condizione economica e  patrimoniale  degli  studenti  stranieri  è  valutata  secondo  le modalità e le relative tabelle previste dal citato decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri  e  certificata  con  apposita  documentazione  rilasciata  dalle  competenti autorità del Paese ove i redditi sono stati prodotti e tradotta in lingua italiana dalle autorità diplomatiche italiane competenti per territorio. Tale documentazione è resa dalle  competenti  rappresentanze  diplomatiche  o  consolari  estere  in  Italia  per  quei Paesi  ove  esistono  particolari  difficoltà  a  rilasciare  la  certificazione  attestata  dalla locale  Ambasciata  italiana  e  legalizzata  dalle  Prefetture  -  Uffici  Territoriali  del Governo  ai  sensi  dell'articolo  33  del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. Le regioni possono consentire l'accesso gratuito al servizio di ristorazione agli studenti  stranieri  in  condizioni,  opportunamente  documentate,  di particolare disagio economico.

6. Per le finalità di cui al comma 5 le competenti rappresentanze diplomatiche consolari italiane rilasciano le dichiarazioni sulla validità locale, ai fini dell'accesso agli studi universitari, dei titoli di scuola secondaria stranieri, fornendo contestualmente  informazioni  sulla  scala  di  valori  e  sul sistema di valutazioni locali cui fa riferimento il voto o giudizio annotato sul titolo di studio. Con Decreto  del  Ministro  dell'Università  e  della Ricerca Scientifica e Tecnologica, di concerto con il Ministro della Pubblica Istruzione e del Ministro degli Affari Esteri sono determinate le tabelle di corrispondenza  per  la  valutazione  del  voto  o  giudizio  riportato  sul  titolo  straniero  con  la valutazione adottata nell'ordinamento scolastico italiano.

 

Art. 47

Abilitazione all'esercizio della professione

 

1. Specifici visti d'ingresso e permessi di soggiorno, di durata non superiore alle documentate necessità, possono essere rilasciati agli stranieri che hanno conseguito il diploma di laurea presso una università italiana, per l'espletamento degli esami di abilitazione all'esercizio professionale.

2. Il superamento degli esami di cui al comma 1, unitamente all'adempimento delle altre condizioni richieste dalla legge, consente l'iscrizione negli albi professionali, indipendentemente dal possesso della cittadinanza italiana, salvo che questa sia  richiesta  a  norma  dell'articolo  37  del  Decreto Legislativo  3  febbraio  1993  n.  29,  e  successive  modificazioni  e  integrazioni. L'aver soggiornato regolarmente in Italia da almeno cinque anni è titolo di priorità rispetto ad altri cittadini stranieri.

 

Art. 48

Riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all'estero

 

1. La competenza per il riconoscimento dei titoli di accesso all'istruzione superiore, dei periodi di studio e dei titoli accademici ai fini della prosecuzione degli studi di qualunque livello, conseguiti in Paesi esteri, è attribuita alle università e agli istituti di istruzione universitari, i quali la esercitano nell'ambito  della  loro  autonomia  e  in  conformità  ai  rispettivi ordinamenti, fatti salvi gli accordi bilaterali in materia e le convenzioni internazionali.

2. Le istituzioni di cui al comma 1 si pronunciano sulle richieste di riconoscimento entro il termine di  novanta  giorni  dalla  data  di  ricevimento  della  relativa  domanda.  Nel  caso in  cui  le  autorità accademiche rappresentino esigenze istruttorie, il termine è sospeso fino al compimento, entro i 30 giorni successivi, degli atti supplementari.

3.  Contro  il  provvedimento  di  rigetto  della  domanda,  ovvero  se  è  decorso  il  termine  di  cui  al comma 2, senza che sia stato adottato alcun provvedimento, il richiedente può presentare ricorso giurisdizionale al Tribunale Amministrativo Regionale o ricorso  straordinario al Capo dello Stato, ovvero, entro il termine previsto per quest'ultimo, può   presentare istanza al Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, che, nei successivi venti giorni, se la ritiene motivata, può invitare l'università a riesaminare la domanda, dandone contestuale comunicazione all'interessato. L'università si pronuncia nei successivi sessanta giorni. Nel caso di rigetto, ovvero in assenza, nei termini rispettivamente previsti, dell'invito al riesame da parte del Ministero o della pronuncia  dell'università,  è  ammesso  ricorso  al  Tribunale  Amministrativo  Regionale  o  ricorso straordinario al Capo dello Stato.

4. Il riconoscimento dei titoli di studio per finalità diverse da quelle previste al comma 1, è operato in attuazione dell'articolo 387 del Testo Unico delle disposizioni  legislative  vigenti  in  materia  di istruzione, relative alle  scuole di ogni ordine e  grado, approvato con Decreto 16 aprile 1994,  n. 297, nonché delle disposizioni vigenti in materia di riconoscimento, ai fini professionali e di accesso ai pubblici impieghi.

 

Art 49

Riconoscimento titoli abilitanti all'esercizio delle professioni

 

1. I cittadini stranieri, regolarmente soggiornanti in Italia che intendono iscriversi agli ordini, collegi  ed  elenchi  speciali  istituiti  presso  le  amministrazioni  competenti,  nell'ambito  delle  quote definite  a  norma  dell'articolo 3, comma 4,  del Testo Unico e del  presente  Regolamento,  se  in possesso  di  un  titolo  abilitante  all'esercizio  di  una  professione,  conseguito  in  un  Paese  non appartenente,  all'Unione  europea,  possono  richiederne  il  riconoscimento  ai  fini  dell'esercizio  in Italia, come lavoratori autonomi o dipendenti, delle professioni corrispondenti.

1-bis  Il  riconoscimento  del  titolo  può  essere  richiesto  anche  dagli  stranieri  non soggiornanti in Italia. Le Amministrazioni interessate, ricevuta la domanda, provvedono a quanto di loro competenza. L'ingresso in Italia per lavoro sia autonomo che subordinato, nel campo delle professioni sanitarie è, comunque, condizionato al riconoscimento del titolo di studio effettuato dal Ministero competente.

2. Per le procedure di riconoscimento dei titoli di cui al comma 1 si applicano le disposizioni del Decreto  Legislativo  27  gennaio  1992,  n.  115,  e  Decreto  Legislativo  2  maggio  1994,  n.  319, compatibilmente  con  la  natura,  la  composizione  e  la  durata  della  formazione  professionale conseguita.

3. Ove  ricorrano  le  condizioni  previste  dai  Decreti  Legislativi  di  cui  al  comma  2 per l'applicazione delle misure compensative, il Ministro competente, cui è presentata la domanda di riconoscimento, sentite le conferenze dei servizi di cui all'articolo 12 del Decreto Legislativo n. 115 del 1992 e all'articolo 14 del Decreto Legislativo n. 319 del 1994, può stabilire, con proprio decreto, che il riconoscimento sia subordinato ad una misura compensativa, consistente nel superamento di una prova attitudinale o di un tirocinio di  adattamento. Con il medesimo decreto sono definite le modalità di svolgimento della predetta misura compensativa, nonché i contenuti della formazione e le sedi presso le quali la stessa deve essere acquisita, per la cui realizzazione ci si può avvalere delle Regioni e delle Province autonome.

3-bis. Nel caso in cui il  riconoscimento è  subordinato al superamento di una misura compensativa ed il richiedente si trova all'estero, viene rilasciato un visto d'ingresso per   studio, per il periodo necessario all'espletamento  della  suddetta   misura compensativa.

4. Le disposizioni dei commi 2 e 3 si applicano anche ai fini del riconoscimento di titoli rilasciati da Paesi  terzi,  abilitanti  all'esercizio  di  professioni  regolate  da  specifiche  direttive  della  Unione Europea.

 

Art. 50

Disposizioni particolari per gli esercenti le professioni sanitarie

 

1. Presso  il  Ministero  della  Sanità  sono  istituiti  elenchi  speciali  per  gli  esercenti  le  professioni sanitarie sprovviste di ordine o collegio professionale.

2. Per l'iscrizione e la cancellazione dagli elenchi speciali si osservano per quanto compatibili le disposizioni contenute nel Capo I del Decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1950, n. 221, e successive modificazioni ed integrazioni.

3. Il Ministro della Sanità pubblica annualmente gli elenchi speciali di cui al comma 1 nonché gli elenchi degli stranieri che hanno ottenuto il riconoscimento dei titoli abilitanti all'esercizio di una professione sanitaria. 

4. L'iscrizione negli albi professionali  e  quella  negli  elenchi  speciali  di  cui  al  comma  1 sono disposte  previo  accertamento  della  conoscenza  della  lingua  italiana  e  delle  speciali  disposizioni che  regolano  l'esercizio  professionale  in  Italia,  con  modalità  stabilite  dal  Ministero  della  Sanità.

All'accertamento provvedono, prima dell'iscrizione, gli ordini e collegi professionali e il Ministero della Sanità, con oneri a carico degli interessati.

5. (Soppresso).

6. (Comma non ammesso al «Visto» della Corte dei Conti).

7. Con le procedure di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 49, il Ministero della Sanità provvede altresì, ai fini dell'ammissione agli impieghi e dello svolgimento di attività sanitarie nell'ambito del Servizio Sanitario   Nazionale,   al   riconoscimento   dei   titoli   accademici,   di studio  e di formazione professionale, complementari di titoli abilitanti all'esercizio di  una professione o arte sanitaria, conseguiti in un Paese non appartenente all'Unione Europea.

8. La dichiarazione di equipollenza dei titoli accademici nelle discipline sanitarie, conseguiti  all'estero,  nonché  l'ammissione  ai  corrispondenti  esami  di  diploma,  di laurea  o  di  abilitazione,  con  dispensa  totale  o  parziale  degli  esami  di  profitto,  non danno titolo all'esercizio delle relative professioni. A tal fine, deve essere acquisito il preventivo parere del Ministero della Salute;  il  parere  negativo  non  consente l'iscrizione  agli  albi  professionali  o  agli  elenchi  speciali  per  l'esercizio  delle  relative professioni sul territorio nazionale e dei Paesi dell'Unione Europea.

8-bis. Entro due anni dalla data di rilascio del decreto di riconoscimento, il professionista  deve  iscriversi  al  relativo albo  professionale,  ove  esistente.  Trascorso tale  termine,  il  decreto  di  riconoscimento  perde  efficacia.  Per  le  professioni  non costituite  in  ordini  o  in  collegi,  il  decreto  di  riconoscimento  perde  efficacia,  qualora l'interessato non lo abbia utilizzato, a fini lavorativi, per un periodo di due anni dalla data del rilascio.

 

Art. 51

(Articolo non ammesso al "Visto" della Corte dei conti).

 

CAPO VIII

DISPOSIZIONI SULL'INTEGRAZIONE SOCIALE

 

Art. 52

Registro delle associazioni e degli enti che svolgono attività a favore degli immigrati

 

1. Presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è istituito il registro delle associazioni, degli enti e degli altri organismi privati che svolgono le attività a favore degli stranieri immigrati previste dal Testo Unico. Il registro è diviso in due sezioni:

a) nella prima sezione sono iscritti associazioni, enti e altri organismi privati che svolgono attività per favorire l'integrazione sociale degli stranieri, ai sensi dell'articolo 42 del Testo Unico;

b) nella seconda sezione sono iscritti associazioni, enti ed  altri  organismi  privati  abilitati  alla realizzazione dei programmi di assistenza e protezione sociale degli stranieri di cui all'articolo 18 del Testo Unico.

2. L'iscrizione al registro di cui al comma 1, lettera a), è condizione necessaria per  accedere direttamente o attraverso convenzioni con gli enti locali o con le  amministrazioni  statali,  al contributo del Fondo Nazionale per l'Integrazione di cui all'articolo 45 del Testo Unico.

3. Non possono essere iscritti  nel  registro  le  associazioni,  enti  o  altri  organismi  privati  il  cui rappresentante legale o uno o più componenti degli organi di amministrazione e di controllo, siano sottoposti a procedimenti per l'applicazione di una misura di prevenzione o a procedimenti penali per uno dei reati previsti dal Testo Unico o risultino essere stati sottoposti a misure di prevenzione o condannati, ancorché con sentenza non definitiva, per uno dei delitti di cui agli articoli 380 e 381 del codice di  procedura  penale,  salvo  che  i  relativi  procedimenti  si  siano  conclusi  con  un provvedimento che esclude il reato o la responsabilità dell'interessato, e salvi in ogni caso gli effetti della riabilitazione.

 

Art. 53

Condizioni per l'iscrizione nel Registro

 

1. Possono iscriversi nella  sezione  del  registro  di  cui  all'articolo  52,  comma  1,  lettera  a), gli organismi privati, gli enti e le associazioni che svolgono attività per l'integrazione di cui all'articolo 42, comma 1, del Testo Unico, che abbiano i seguenti requisiti:

a) forma giuridica compatibile con i fini sociali e di solidarietà desumibili dall'atto costitutivo e dallo statuto  in  cui  devono  essere  espressamente  previsti  l'assenza  di  fini  di  lucro,  il  carattere democratico  dell'ordinamento  interno,  l'elettività  delle  cariche  associative,  i  criteri di ammissione degli aderenti, i loro obblighi e diritti. I predetti requisiti non sono richiesti per gli organismi aventi natura di organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS), ai sensi del Decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n. 460;

b) obbligo di formazione del bilancio o del rendiconto dal quale devono risultare i beni, i contributi o  le  donazioni,  nonché  le  modalità  di  approvazione  dello  stesso  da  parte  dell'assemblea  degli aderenti;

c) sede legale in Italia e possibilità di operatività in Italia ed eventualmente all'estero qualunque sia la forma giuridica assunta;

d) esperienza almeno biennale nel settore dell'integrazione degli stranieri e dell'educazione interculturale, della valorizzazione delle diverse espressioni culturali, ricreative, sociali, religiose ed artistiche, della formazione, dell'assistenza e dell'accoglienza degli stranieri.

2. I soggetti di cui al comma 1, si iscrivono al registro su richiesta del rappresentante legale, con una domanda corredata da:

a) copia dell'atto costitutivo e dello statuto o degli accordi degli aderenti;

b) dettagliata relazione sull'attività svolta negli ultimi due anni;

c) copia del bilancio o del rendiconto relativo agli ultimi due anni di attività;

d) eventuale iscrizione all'albo regionale delle associazioni del volontariato;

e) ogni altra documentazione ritenuta utile per comprovare l'adeguatezza dell'associazione  a svolgere attività nel settore dell'integrazione degli stranieri;

f) dichiarazione redatta e sottoscritta ai sensi delle vigenti disposizioni concernente l'assenza, nei confronti del legale rappresentante e di ciascuno dei componenti degli organi di amministrazione e di controllo dell'ente, delle condizioni interdittive di cui al comma 3 dell'articolo 52.

3. (Abrogato).

4. (Abrogato).

5. Nell'ambito del registro di  cui  all'articolo  52,  comma  1,  lettera  b),  possono  iscriversi  le associazioni, gli enti e gli organismi privati abilitati alla realizzazione dei programmi di assistenza e integrazione  sociale  di  cui  all'articolo  18,  comma  3,  del  Testo  Unico.  Nella  fase  di  prima applicazione possono richiedere l'iscrizione solo gli organismi privati che, indipendentemente dalla natura  giuridica,  abbiano  già  svolto  attività  di  assistenza  sociale e di  prestazione  dei  servizi  in materia di violenza contro le donne, prostituzione, tratta, violenza e abusi sui minori, assistenza ai lavoratori in condizione di grave sfruttamento, con particolare riferimento al lavoro minorile.

6. Ai fini dell'iscrizione, i soggetti di cui al comma  5  presentano  un  curriculum  attestante  le precedenti esperienze, e una dichiarazione dalla quale risultino:

a) la disponibilità, a qualsiasi titolo, di operatori competenti nelle aree psicologica,  sanitaria, educativa e dell'assistenza sociale, che assicurino prestazioni con carattere di continuità, ancorché volontarie;

b) la  disponibilità,  a  qualsiasi  titolo,  di  strutture  alloggiative  adeguate  all'accoglienza  e  alla realizzazione  del  programma  di  assistenza  e  di  integrazione  sociale,  con  la  specificazione  delle caratteristiche tipologiche e della ricettività;

c) i rapporti instaurati con enti locali, regioni o altre istituzioni;

d) la  descrizione  del  programma  di  assistenza  e  integrazione  sociale  che  intendano  svolgere, articolato  in  differenti  programmi  personalizzati.  Il  programma  indica  finalità,  metodologia  di intervento, misure specifiche di tutela fisica e psicologica, tempi costi e risorse umane impiegate; prevede le modalità di prestazione di assistenza sanitaria e psicologica, e le attività di formazione, finalizzate ove necessario all'alfabetizzazione e all'apprendimento della lingua italiana, e comunque alla formazione professionale in relazione a specifici sbocchi lavorativi;

e) l'adozione di procedure per la tutela dei dati personali, ai sensi della Legge 31 dicembre 1996, n. 675, anche relativi ai soggetti ospitati nelle strutture alloggiative;

f) l'assenza, nei confronti del legale rappresentante e di ciascuno dei componenti degli organi di amministrazione e di controllo dell'ente, delle condizioni interdittive di cui al comma 3 dell'articolo 52.

7. A decorrere  dal  sessantesimo  giorno  successivo  alla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente Regolamento possono richiedere l'iscrizione anche organismi privati che non  abbiano  svolto precedentemente  attività  di  assistenza  nei  campi  indicati  dal  comma  6, purché stabiliscano un rapporto di partenariato con uno dei soggetti già iscritti nella sezione del registro di cui all'articolo 52, comma 1, lettera b). Tali organismi devono presentare una dichiarazione dalla quale risultino, oltre ai requisiti indicati dal comma 6 lettere a), b) e d), il curriculum di ciascuno dei componenti ed il rapporto di partenariato.

 

Art. 54

Iscrizione nel Registro

 

1. L'iscrizione degli organismi privati, degli enti e delle associazioni nel registro di cui all'articolo 52, è disposta dal Ministro per la Solidarietà Sociale, con proprio decreto, sentita la Commissione di cui all'articolo  25,  comma  2,  limitatamente  all'iscrizione  alla  sezione  di  cui  all'articolo  52,  comma  1, lettera b).

2. L'iscrizione o il provvedimento di diniego dell'iscrizione  è  comunicato  entro  90  giorni  dalla richiesta. Trascorso tale termine l'iscrizione è da ritenersi avvenuta.

3. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento  per  gli  Affari  Sociali,  provvede all'aggiornamento  annuale  del  registro,  di  cui  all'articolo  52,  comma  1.  A  tal  fine  gli  organismi privati e le associazioni  e  gli  enti  interessati  trasmettono  entro  il 30  gennaio  di  ogni  anno  una relazione  sull'attività  svolta.  Ogni  cambiamento  sostanziale  di  uno  dei  requisiti  richiesti  per l'iscrizione dovrà essere invece comunicato tempestivamente.

4. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Sociali, può  effettuare controlli  o  richiedere  la  trasmissione  di  documentazione.  La  rilevazione  di comportamenti  non compatibili con le finalità dei soggetti di cui al comma 1, comporta la cancellazione dal registro, a decorrere dalla data di comunicazione all'interessato.

5. L'elenco degli organismi privati e delle associazioni e degli enti iscritte al registro è comunicato annualmente alle regioni e alle province autonome.

 

Art. 55

Funzionamento della Consulta per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie

 

1. La Consulta per i problemi degli stranieri immigrati  e  delle  loro  famiglie,  di  cui  all'art.  42  del Testo  Unico,  istituita  con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  ha  sede  presso  il Dipartimento  per  gli  Affari  Sociali.  Con  lo  stesso  decreto  vengono  nominati  i  componenti  della Consulta ai sensi del comma 4 del predetto articolo 42 del Testo Unico.

2. Il Presidente della Consulta può invitare a partecipare ai lavori della Consulta i rappresentanti dei Consigli territoriali, di cui all'articolo 3, comma 6, del Testo Unico.

3. I componenti della Consulta rimangono in carica per tre anni.

4. La Consulta è convocata almeno ogni sei mesi. La Consulta si avvale di una propria segreteria composta  da  personale  in  servizio  presso  il  Dipartimento  per  gli  Affari  Sociali,  che,  assicura  il supporto tecnico-organizzativo.

5. La Consulta acquisisce le osservazioni degli enti e delle associazioni nazionali  maggiormente attivi nell'assistenza e nell'integrazione degli immigrati ai fini della predisposizione del Documento programmatico  di  cui  all'articolo  3  del  Testo  Unico;  in  relazione  alle  condizioni  degli  immigrati, inoltre,  esamina  le  problematiche  relative  alla  loro  integrazione  a  livello  economico,  sociale  e culturale; verifica lo stato di applicazione della legge evidenziandone difficoltà e disomogeneità a

livello  territoriale;  elabora  proposte  e  suggerimenti  per  una  migliore  convivenza  tra  immigrati  e cittadinanza locale e per la tutela dei diritti fondamentali; assicura la diffusione delle informazioni relative  alla  realizzazione  di  esperienze  positive  maturate  nel  settore dell'integrazione  a  livello sociale, nel rispetto delle disposizioni in vigore in materia di dati personali.

6. Con il decreto di cui al comma 1, sentito il Presidente del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, può essere nominato il Vice Presidente della Consulta e sono stabilite le modalità di raccordo e di collaborazione con l'attività dell'organismo di cui all'articolo 56.

 

Art. 56

Organismo nazionale di coordinamento

 

1. L'Organismo nazionale di coordinamento di cui all'articolo 42, comma 3, del Testo Unico opera in stretto collegamento con la Consulta per l'Immigrazione di cui al comma 4 dello stesso articolo, con i Consigli Territoriali per l'Immigrazione, con i centri di  osservazione,  informazione  e  di assistenza legale contro le discriminazioni razziali, etniche, nazionali e religiose, con le istituzioni e gli altri organismi impegnati nelle politiche di immigrazione a livello locale al fine di accompagnare e sostenere lo sviluppo dei processi locali di accoglienza ed integrazione dei cittadini stranieri, la loro rappresentanza e partecipazione alla vita pubblica.

2. La composizione dell'Organismo Nazionale di cui al comma 1 è stabilita con determinazione del Presidente del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (C.N.E.L.),  d'intesa  con  il  Ministro per la Solidarietà Sociale.

3. L'Organismo Nazionale si avvale di una segreteria composta da funzionari dei C.N.E.L.  e personale ed esperti con contratto a tempo determinato.

 

Art. 57

Istituzione dei Consigli territoriali per l'immigrazione

 

1. I Consigli Territoriali per l'Immigrazione di cui all'articolo 3, comma  6,  del  Testo  Unico,  con compiti di analisi delle esigenze e di promozione degli interventi da attuare a livello locale, sono istituiti, a livello provinciale, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottarsi di concerto con il Ministro dell'Interno. E'  responsabilità  del  Prefetto  assicurare  la  formazione  e  il funzionamento di detti Consigli. Essi sono cosi composti:

a) dai rappresentanti dei competenti uffici periferici delle amministrazioni dello Stato;

b) dal Presidente della Provincia;

c) da un rappresentante della Regione;

d) dal Sindaco del comune capoluogo, o da un suo delegato, nonché dal Sindaco o da  un  suo delegato, dei comuni della provincia di volta in volta interessati;

e) dal Presidente della Camera di Commercio, industria, artigianato e agricoltura  o  da  un  suo delegato;

f) da almeno due rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro;

g) da almeno due rappresentanti delle associazioni più rappresentative degli stranieri extracomunitari operanti nel territorio;

h) da almeno  due  rappresentanti  degli  enti  e  delle  associazioni  localmente  attivi  nel  soccorso e nell'assistenza agli immigrati.

2. Possono  essere  invitati  a  partecipare  alle  riunioni  dei  Consigli  i  rappresentanti  delle  Aziende Sanitarie  Locali,  nonché  degli  enti  o  altre  istituzioni  pubbliche interessati  agli  argomenti  in trattazione.

3. I Consigli Territoriali per l'Immigrazione operano per la necessaria integrazione delle rispettive attività, in collegamento con le Consulte Regionali di cui all'articolo 42, comma 6, del Testo Unico, eventualmente costituite con legge regionale. Ai  fini  di  una  coordinata  ed  omogenea  azione  di monitoraggio  ed  analisi  delle  problematiche  connesse  al  fenomeno  dell'immigrazione  e  delle esigenze  degli  immigrati,  nonché  di  promozione  dei  relativi  interventi,  il  prefetto  assicura  il raccordo dei Consigli Territoriali con la Consulta per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie di cui all'articolo 42, comma 4, del Testo Unico.

4. Nell'adozione del Decreto di cui al comma 1 del presente articolo, il Presidente dei Consiglio dei Ministri tiene conto, ai fini dell'istituzione dei Consigli Territoriali per l'Immigrazione, degli eventuali organi costituiti, con analoghe finalità, presso i comuni. In tal caso, il Prefetto assicura il raccordo tra i predetti organi e la Consulta per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie.

 

Art. 58

Fondo nazionale per le politiche migratorie

 

1. Il Ministro  per  la  Solidarietà  Sociale,  con  proprio  decreto  adottato  di  concerto  con  i  Ministri interessati secondo quanto disposto dall'articolo 59, comma 46, della Legge 27 dicembre 1997, n. 449.  e  dall'articolo  1  comma  3,  del  Decreto  Legislativo  31  marzo  1998 n. 112. ripartisce i finanziamenti relativi al Fondo Nazionale per le Politiche Migratorie di cui all'articolo 45 del Testo Unico, in base alle seguenti quote percentuali:

a) una quota pari all'80% dei finanziamenti dell'intero Fondo è destinata ad interventi annuali e pluriennali attivati dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano, nonché dagli enti locali, per straordinarie esigenze di integrazione sociale determinazione dall'afflusso di immigrati;

b) una quota pari al 20% dei finanziamenti è destinata ad interventi di carattere statale comprese le spese relative agli interventi previsti dagli articoli 20 e 46 del Testo Unico.

2. Le somme stanziate dall'articolo 18 del Testo Unico per interventi  di  protezione sociale

confluiscono nel Fondo di cui all'articolo 59, comma 44, della Legge 27 dicembre 1997, n. 449, per essere successivamente riassegnate al Dipartimento per le  Pari Opportunità della  Presidenza  del Consiglio dei Ministri con Decreto del Ministro per la Solidarietà Sociale, adottato di concerto con i Ministri interessati, secondo quanto previsto dall'articolo 59,  comma 46, della predetta Legge n. 449 e dall'articolo 129, comma 1 lettera e), del predetto Decreto Legislativo n. 112 del 1998.

3. Le Regioni  possono  impiegare  una  quota  delle  risorse  loro  attribuite  ai  sensi  del  comma 1, lettera a), per la realizzazione di programmi interregionali di formazione e di scambio di esperienze in materia di servizi per l'integrazione degli immigrati.

4. Le  risorse  attribuite  alle  Regioni  ai  sensi  del  comma  1,  lettera  a),  costituiscono  quote  di cofinanziamento  dei  programmi  regionali  relativi  ad  interventi  nell'ambito  delle  politiche  per l'immigrazione.  A  tal  fine  le  Regioni  partecipano  con  risorse  a  carico  dei  propri  bilanci  per  una quota  non  inferiore  al  20%  del  totale  di  ciascun  programma.  Le  risorse  attribuite  alle  Regioni possono  altresì  essere  utilizzate  come  quota  nazionale  di  cofinanziamento  per  l’accesso  ai  fondi comunitari.

5. Il decreto di ripartizione di cui al comma 1 tiene conto, sulla base dei dati rilevati dall'ISTAT e dal Ministero dell'Interno:

a) della presenza degli immigrati sul territorio;

b) della  composizione  demografica  della  popolazione  immigrata  e  dei  rapporto  tra  immigrati e popolazione locale;

c) delle  situazioni  di  particolare  disagio  nelle  aree  urbane  e  della  condizione  socio  -  economica delle aree di riferimento.

6. Per la realizzazione della base informativa statistica necessaria alla predisposizione del Decreto di cui al comma 1, il Ministero dell'Interno trasmette all'ISTAT, secondo modalità concordate e nel rispetto della Legge 31 dicembre 1996, n. 675, e successive modificazioni  e  integrazioni,  le informazioni di interesse statistico sui cittadini stranieri, contenute nei propri archivi automatizzati, incluse quelle relative ai minorenni registrati sul permesso di soggiorno o carta di soggiorno dei genitori.

7. Il Decreto di cui al comma 1 tiene altresì conto della priorità di intervento e delle linee guida indicate  nel  documento  programmatico  relativo  alla  politica  dell'immigrazione  e  degli  stranieri predisposto ogni tre anni ai sensi dell'articolo 3, comma 1 del Testo Unico.

8. I programmi annuali e pluriennali predisposti dalle Regioni sono finalizzati allo svolgimento di attività volte a:

a) favorire il riconoscimento e l'esercizio, in  condizione di  parità  con i cittadini italiani, dei  diritti fondamentali delle persone immigrate;

b) promuovere l'integrazione degli stranieri favorendone l'accesso al lavoro, all'abitazione, ai servizi sociali, alle istituzioni scolastiche;

c) prevenire e rimuovere ogni forma di discriminazione basata sulla razza, il colore, l'ascendenza o l'origine nazionale o etnica o religiosa;

d) tutelare l'identità culturale, religiosa e linguistica degli stranieri;

e) consentire un positivo reinserimento nel Paese d'origine.

9. Il Ministro per la Solidarietà Sociale predispone, con proprio decreto. sentita la Conferenza Unificata, un apposito modello uniforme per la comunicazione dei dati statistici e socio - economici e degli altri parametri necessari ai fini della redazione dei programmi regionali e statali, che devono essere  trasmessi  al  Dipartimento  per  gli  Affari  Sociali  ai  sensi  dell'articolo  59,  comma  1  e dell'articolo 60, comma 2, e per la presentazione della relazione annuale ai sensi dell'articolo 59, comma 5 e dell'articolo 60, comma 4.

 

Art. 59

Attività delle regioni e delle province autonome

 

1. Entro sei mesi dalla data di pubblicazione del Decreto del Ministro per la Solidarietà Sociale di cui all'articolo 58, comma 1, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sulla base delle risorse del Fondo rispettivamente assegnate, comunicano al Dipartimento per gli Affari Sociali della Presidenza dei Consiglio dei  Ministri  i  programmi  annuali  pluriennali,  comunque  della  durata massima  di  tre  anni,  che  intendono  realizzare nell'ambito delle politiche per l'immigrazione. La comunicazione  dei  programmi  é  condizione  essenziale  per  la  erogazione  dei  finanziamento annuale.

2. Per favorire l'elaborazione dei piani  territoriali  anche  ai  fini  dell'armonizzazione con  i  piani di intervento nazionale, il Ministro per la Solidarietà Sociale, d'intesa con la Conferenza  Unificata, adotta con proprio decreto linee guida per la predisposizione dei programmi regionali.

3. I programmi regionali indicano i criteri per l'attuazione delle politiche di integrazione  degli stranieri ed i compiti attribuiti ai comuni quali soggetti preposti all'erogazione dei servizi sociali ai sensi  dell'articolo 131, comma 2, del Decreto Legislativo 31 marzo  1998,  n.  112. I programmi regionali  prevedono  accordi  di  programma  con  gli  enti  locali  che  indichino  gli  obiettivi  da perseguire, gli interventi da realizzare e le modalità e i tempi di realizzazione, i costi e le risorse impegnate, i risultati perseguiti, i poteri sostitutivi in caso di ritardi e inadempienze.

4. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, ai fini dell'attuazione dei propri programmi, possono avvalersi della partecipazione delle associazioni di stranieri e delle organizzazioni stabilmente operanti in loro favore iscritte nel registro di cui all'articolo 52 comma 1, lettera a).

5. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, entro un anno dalla data di erogazione del  finanziamento,  presentano  una  relazione  al  Ministro  per  la  Solidarietà  Sociale sullo stato di attuazione degli interventi previsti nei programmi, sulla loro efficacia, sul loro impatto sociale, sugli obiettivi conseguiti e sulle misure da adottare per migliorare le condizioni di vita degli stranieri sul territorio.  Nello  stato  di  attuazione  degli  interventi  deve  essere  specificato  anche  il  grado  di avanzamento dei programmi in termini di impegni di spesa, pagamenti e residui passivi desunti dai rispettivi bilanci.

6. Qualora le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano non adempiano nei  termini all'obbligo di comunicazione dei programmi  che  intendono  realizzare  ovvero,  entro dodici mesi dalla data di erogazione dei  finanziamenti, non abbiano provveduto all'impegno  contabile  delle rispettive  quote  assegnate,  il  Ministro  per  la  Solidarietà  Sociale,  sentita  la  Conferenza  Unificata provvede alla revoca del finanziamento e alla ridestinazione dei fondi alle Regioni e alle Province autonome.

7. L'obbligo di comunicazione dei programmi di cui al comma 1 e quello dell'iscrizione nel registro di  cui  al  comma  4  e  le  quote  di  cofinanziamento previste  a  carico  delle Regioni dall'articolo 58, comma 4, operano relativamente alla ripartizione degli stanziamenti  previsti  per  gli  esercizi finanziari successivi a quello di entrata in vigore dei presente Regolamento.

 

Art. 60

Attività delle Amministrazioni statali

 

1. Gli interventi realizzati dalle amministrazioni statali sono finanziati  ai  sensi  dell'articolo  58. comma 1 lettera b), secondo le priorità indicate dal documento programmatico di cui all'articolo 3, comma 1, del Testo Unico.

2. Il Ministro per la Solidarietà Sociale, promuove e coordina, d'intesa con i Ministri interessati, i programmi  delle  amministrazioni  statali  presentati  al  Dipartimento  per  gli  Affari Sociali entro sei mesi dalla pubblicazione del decreto di ripartizione dei Fondo.

3. Le amministrazioni statali predispongono i propri programmi  anche  avvalendosi  delle associazioni  di  stranieri  e  delle  organizzazioni  stabilmente  operanti  in  loro favore  iscritte  nel registro di cui all'articolo 52, comma 1, lettera a).

4. Le amministrazioni statali, entro un anno dalla data di erogazione del finanziamento, presentano una relazione al Ministro per la Solidarietà Sociale sullo stato di attuazione degli interventi previsti nei rispettivi programmi, sulla loro efficacia, sul loro impatto sociale e sugli obiettivi conseguiti.

 

Art. 61

Disposizione transitoria

 

La condizione dell'iscrizione al registro di cui all'articolo 52, comma 1, è richiesta per gli interventi adottati sugli stanziamenti previsti per gli esercizi finanziari degli anni successivi a quello di entrata in vigore dei presente Regolamento.

 

Art. 61-bis

Sistemi informativi

 

1. Per l'attuazione dei procedimenti del Testo Unico e del Regolamento, le amministrazioni  pubbliche  si  avvalgono  degli  archivi  automatizzati  e  dei  sistemi informativi indicati nel regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 27 luglio 2004, n. 242, per  la razionalizzazione e l'interconnessione tra le pubbliche amministrazioni, nonché dei sistemi informativi e delle procedure telematiche indicate nel presente Regolamento. Le modalità tecniche e procedurali per l'accesso e la  trasmissione  di  dati  e  documenti  tra  i sistemi informativi delle amministrazioni pubbliche sono disciplinate con i provvedimenti previsti nel Regolamento di Attuazione, di cui all'articolo 34, comma 2, della Legge 30 luglio 2002, n. 189.

2. Per  le procedure  di ingresso, soggiorno ed uscita  e per i collegamenti informativi con  le  altre  amministrazioni  pubbliche,  le  questure  si  avvalgono  anche  dell'archivio informatizzato  dei  permessi  di  soggiorno  previsto  dal  Regolamento  di  Attuazione  di cui all'articolo 34, comma 2, della Legge n. 189 del 2002.

3. I criteri e le modalità di funzionamento  dell'archivio  di  cui  al  comma  2  sono stabilite con decreto del Ministro dell'Interno.

 

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